L’uomo Saint Laurent per la FW25 ci invita a esplorare il lato oscuro

Quanto ci spaventa  il buio? E no, non mi riferisco solo a una stanza senza luce o alle ore notturne, ma a qualcosa di molto più profondo, personale ma soprattutto inevitabile. Quanto ci fa paura il buio che è dentro di noi? Possiamo scappare e cercare di sfuggirlo ogni volta che possiamo, ma la verità è che lui, il buio, prima o poi tornerà sempre a fare capolino, e ci costringerà a fronteggiarlo, abbracciarlo, accettarlo. Con le tenebre personali, Monsieur Yves Saint Laurent ha combattuto per tutta la vita. 

Demoni da scacciare via o muse ispiratrici, l’uomo Yves e il genio creativo Saint Laurent hanno vissuto un’intera esistenza barcamenandosi con delicato equilibrio tra queste due forze opposte, luce e ombra, a volte propendendo più da una parte, a volte più dall’altra. Parlare di bene e male sarebbe controproducente: il confine tra luce e buio è talmente sottile che non permette una demarcazione netta tra giusto e sbagliato. Sono entrambi metà della stessa mela, e una non non potrebbe mai vivere senza l’altra; pertanto non possono essere giudicate.

È a questo principio indissolubile di forze opposte e complementari che deve essersi ispirato Anthony Vaccarello per la collezione Winter 2025 dedicata al menswear di Saint Laurent, che ha sfilato ieri sera, 27 gennaio 2025, non durante la settimana della moda maschile parigina ma durante quella della couture. Un vezzo temporale cui il direttore creativo della maison francese ci ha abituato da tempo. La location è sempre il rinnovato quartier generale della maison, in Rue de Bellechasse, dove al centro trionfano tre grossi lampadari chandelier, decadenti e crepuscolari quanto basta a conferire all’intero show un’allure solenne, maestosa, oscura e a tratti esoterica. 

La letteratura ci ha servito sul piatto d’argento per generazioni esemplari di anti eroi dannati ma alla ricerca di una beatificazione, un riscatto luminoso: Dracula, il Fantasma dell’Opera, Frankenstein. Sono creature maledette, spiriti tormentanti ma non senza romanticismo, signori oscuri e poeti notturni, dove l’orrore diventa sublime. Ma Vaccarello non si lascia sedurre dall’idea dell’onirico realizzando una sfilata dal sapore gotico o fantastico: al contrario, è una sfilata concreta e sartorialmente impeccabile, che ripercorre, seppur senza senza troppe novità, quelli che sono i capisaldi tipici dell’uomo Saint Laurent.

 

Completi tailoring dalle silhouette anni ’70, capospalla in pelle dalle spalle strutturate, trenchcoat immacolati, camicie inamidate, cravatte annodate senza un minimo cedimento, in una palette di colori che è sofisticata, confortante, lussuosa. Ma, basta volgere lo sguardo verso il basso per riconoscere quel lato oscuro e forse inaspettato che il designer ha scelto di esplorare: le giacche sartoriali e i cappotti strutturati si abbinano infatti a stivali cuissardes in pelle nera, alti fino a metà coscia.

Al ritmo di una quanto mai adeguata “You Want It Darker” di Leonard Cohen, i modelli incedono con la grazia soave di chi accetta di essere entrambe le cose, il buio e la luce, il giorno e la notte, l’uomo e il cavallo – come suggerisce la mitologia del Minotauro -, la vittima e il carnefice, l’amato e l’amante. Gli stivali alti in pelle nera richiamano senza dubbio a un certo erotismo, un immaginario da cui Yves stesso è sempre stato attratto, come dimostrano i bozzetti di nudo maschile che sono stati ritrovati e recentemente messi all’asta. 

Era biondo, candido e meravigliosamente elegante, ma davanti l’esplorazione del suo lato oscuro, Yves Saint Laurent non si è mai tirato indietro, pagandone forse il prezzo, o forse arricchendo la sua linfa creativa con riferimenti che non venissero solo dall’alto, dalla borghesia ipocrita e dai salotti bene di Parigi, ma anche da una spinta vorace e verace verso la vita, quella consumata nelle strade più squallide o sorseggiata come un drink tra i velluti di un club underground. Yves era questo e quello, e la sua dualità l’ha consacrato all’immortalità.

La collezione si conclude con immensi capospalla in pelliccia, e non può che venirci in mente il romanzo erotico di Leopold von Sacher-Masoch, “Venere in Pelliccia”, che è tra i fondamentali della cultura BDSM odierna. Elegantissimi e sottilmente allusivi, sono capi che ci riportano anche sulla scia di film iconici come “Bella di giorno” di Luis Buñuel, dove il personaggio di Catherine Deneuve incarna il bon ton della borghesia anni ’60 e i desideri inconfessati di una sessualità femminile più spinta e audace. Non è un caso, che a disegnare gli abiti del film, fu proprio Saint Laurent. Tutto lo show, come sempre, è stato raccontato con la perfezione chirurgica eppure capace di colpire al cuore, grazie anche a una soundtrack emozionante. Vaccarello, non ha tradito se stesso nemmeno questa volta.

[📷 Getty Images; IPA 📹 Getty Images; YouTube: yvessaintlaurent]

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