Ludovic de Saint Sernin: la SS25 esplora ancora il BDSM ma in chiave “ballet-core”

Solo pochi giorni fa è stato annunciato che Ludovic de Saint Sernin sarà il prossimo guest designer delle collezioni couture di Jean Paul Gaultier; un momento sicuramente importantissimo quello che si preannuncia per la carriera del giovane designer belga, classe 1991, e considerato tra i nomi più interessanti della Paris Fashion Week.

Con la sensualità prorompente delle sue collezioni, Saint Sernin si è fatto conoscere al grande pubblico per i suoi capi ispirati al sadomaso e alle sottoculture BDSM, tra elementi in pelle, sempre grande protagonista, borchie e la sensualità più sussurrata e meno esplicita di tessuti leggeri e impalpabili. Sicuramente un designer chiacchierato e che ha capito bene come afferrare una certa fetta di pubblico utilizzando il sempre potente linguaggio del sesso, ma non sempre convincente se volessimo considerarlo come un progetto a lungo termine. Le sue collezioni infatti non dimostrano uno sviluppo strutturato stagione dopo stagione; sono sempre gli stessi capi ma rivisitati di volta in volta con tematiche diverse.

Una certa mancanza di struttura che Saint Sernin aveva già dimostrato quando prese la direzione creativa di Ann Demeulemeester nel 2023, lasciata dopo appena una stagione; un marchio storico e con un’essenza così ben radicata come quello fondato dalla designer “dei sei di Anversa” necessita una compenetrazione reale e autentica con la sua poetica intensa, poetica che probabilmente Saint Sernin non è stato in grado di sposare in pieno e che ha, fortunatamente, lasciato spazio al ben più adatto Stefano Gallici, attualmente direttore creativo di Demeulemeester.

Saint Sernin sembra comunque ben determinato a proseguire per la sua strada, e ieri, 30 settembre 2024, ha presentato la sua collezione Spring Summer 2025, non con una sfilata ma con delle foto scattate da Adam Peter. L’erotismo degli scatti è ben tangibile e si interseca, per la prossima stagione estiva, con il mondo del balletto. Un mondo ampiamente esplorato dalla moda quello della danza ormai da diverse stagioni, per la sua enorme capacità di tradurre i codici estetici dello sportswear ma in chiave couture e romantica, e per i contrasti a tratti oscuri che lo caratterizzano.

A ben guardare le foto, il primo riferimento che ci viene in mente è senza dubbio la fotografia di Robert Mapplethorpe, dove la tensione tra etereo e carnale è ben palpabile nei dettagli del corpo e degli abiti. I tessuti esprimono un senso di movimento, con giacche dagli orli grezzi di lana vergine, slip in pelle a vita bassa di struzzo e boleri ricamati con piume d’oca. Dal bianco virginale al nero inchiostro, non si può non pensare alla dualità del cigno bianco/nero del balletto “Il lago dei cigni”, grande topic dello stile ballet-core. Le canottiere in jersey stratificato sono in chiffon vaporoso, ma anche in cotone con scollature a pettine. L’estetica bondage, simbolo del marchio, rimane invariata e la ritroviamo tra cinghie, occhielli in metallo e dettagli hardware e anche bodysuit da danza realizzati in pelle.

Sicuramente dettagli appetibili, ma viene da chiedersi se Saint Sernin possa fare mai veramente un upgrade stilistico che vada al di là di pelle e borchie. È giusto saper portare avanti, con coerenza, una propria cifra stilistica e un proprio mondo di riferimento ma a volte sarebbe meglio prendere in mano più cartamodelli e pensare meno ai like su Instagram. La prova del nove, probabilmente, ci sarà data quando disegnerà la propria collezione per Jean Paul Gaultier.

[📷 instagram: ludovicdesaintsernin]

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