Anche se è arrivato “solo” al secondo posto al Festival di Sanremo 2025, Lucio Corsi è la nuova, vera, grande rivelazione della musica italiana. Una benedizione, secondo alcuni, in un panorama musicale italiano troppo piatto e uguale a se stesso, e che nel giro di cinque giorni ha conquistato critica e pubblico, dentro e fuori dall’Ariston.
Lucio Corsi ha fatto innamorare l’Italia, con la semplicità autentica della sua poesia interiore, con il virtuosismo dimostrato nella sua abilità polistrumentale, che gli ha permesso di destreggiarsi egregiamente dal pianoforte all’armonica, con il genio creativo e l’inventiva dei suoi look self-made. Ha duettato con Topo Gigio, facendoci emozionare, parla il linguaggio antico e ispirato di chi è cresciuto nella sua Maremma/Far-West, e lo fa con un’eleganza di spirito che è insieme semplice e profonda.
Un folletto, un menestrello, un personaggio di una fiaba di Italo Calvino, un artista completo che si presenta con la faccia dipinta di bianco e dei look a metà tra Lou Reed e David Bowie. Ma ricorda anche un giovanissimo Renato Zero. Ci riporta alla mente gli artisti di un tempo, le compagnie di teatro arte sperimentale attive negli anni ’70, quando era abitudine farsi i costumi di scena con poco, con accessori ed elementi recuperati in casa o fatti a mano, ma dove la creatività era altissima. Eppure, il suo approccio, è stato forse il più contemporaneo di tutti.
In un momento in cui la moda non sa da che parte andare e dove le star sembrano essere solo le ennesime “pedine” per tenere insieme il puzzle, la scelta più giusta sarebbe proprio quella di fermarsi e rimediare su quello che già ci appartiene. In un certo senso, Lucio Corsi, con le sue giacche cucite dalla mamma e i pacchetti di patatine nascosti nelle spalline per tenerle alte, si integra perfettamente nella tendenza “anti-spreco” molto cara alla Gen Z. “Il re di Porta Portese” dice lui nella sua canzone, e non c’è dubbio che i mercati vintage e dell’usato siano sempre più frequentati, soprattutto dai giovanissimi, che proprio nel second hand trovano un modo per esprimere al meglio il proprio gusto spendendo poco, senza omologarsi alle leggi imperanti del fast fashion.
Con le sue giacche in pelle, gli skinny pants neri e le t-shirt degne del miglior collezionista di magliette anni ’80, Lucio Corsi è stata l’unica vera icona di stile del Festival di Sanremo. Una risonanza mediatica ben percepibile dall’oggetto del desiderio più richiesto del Festival, la t-shirt con la stampa di Topo Gigio e la scritta “Volevo essere un duro”. La maglietta ha fatto impazzire la sala stampa ed è già diventata una hit. Lo sa bene Tony Effe, che è stato proprio uno dei primi a sfoggiarla durante una delle conferenze stampa della kermesse.

Sui social, la maglietta è diventata virale, la volevano tutti. E, a grande richiesta, Lucio ne ha annunciato la distribuzione, proprio ieri, 18 febbraio 2025, tre giorni dopo la finale di Sanremo, attraverso l’e-commerce di Sugar Music, l’etichetta discografica indipendente che ha distribuito il suo album. Inutile dire che la t-shirt è andata sold-out in meno di 24 ore, ma non temete; è previsto un secondo drop oggi, a partire dalle ore 14.
Corsi ci ha dato anche delle tips su come indossarla: lui le preferisce corte e slim, e dato che non esistono Fruit of the Loom dal design sufficientemente crop, consiglia di lasciare spazio all’estro e di tagliarle con un paio di forbici. Ci sarà anche chi la preferirà oversize, ma in ogni caso prepariamoci a vedere in giro orde e orde di magliette con Topo Gigio. Ma qual è il segreto dietro il successo di un item tutto sommato così semplice? La risposta è proprio nella domanda, la sua semplicità, che tuttavia non rinuncia alla coolness.
Il design con profili blu navy a contrasto, la stampa di un personaggio retrò che ci riporta all’infanzia, la frase, che poi è il titolo della sua canzone, che esprime un messaggio forte e chiaro ma soprattutto un senso di appartenenza, a quel mondo fatto di coloro che sono diversi e che non vincono sempre, ma hanno imparato ad accettarsi lo stesso, sono tutti ingredienti fondamentali della fortuna di questa maglietta.
Nei vintage store, le t-shirt ispirate al mondo dell’infanzia, sono sempre state molto richieste. Lucio Corsi ne ha sfoggiata una sul palco dell’Ariston con la stampa di Gatto Silvestro, ma potremmo fare anche riferimento alla sfilata Spring Summer 2025 di Coperni con la chiacchierata maglietta con Mickey Mouse, che stando ad alcune fonti, sarebbe stata recuperata proprio da un reseller su Vinted. Conferiscono quella cifra di tenerezza e ironia che può essere abilmente sottoposta a rivisitazioni, come abbinata a un paio di shorts in denim o sotto una giacca di pelle. Siamo sicuri che se Chloë Sevigny o Alexa Chung fossero a conoscenza di Lucio Corsi la vorrebbero anche loro. E non è escluso che ciò possa accadere.
Una maglia degna di una It-girl ma che in realtà è arrivata, democraticamente, al cuore di tutti. Questo dovrebbe essere lo scopo di ogni artista ed è il grande goal in cui Lucio Corsi è riuscito, pur arrivando dalla musica Indie. Indie o pop, definizioni che lasciano il tempo che trovano, perché certi linguaggi, se autentici, arrivano a tutti. Solo che a volte ce ne dimentichiamo.
[📷Getty Images; sugarmusic.com]