«Ora tutto è quiet luxury ma il fashion e il sexy torneranno». Queste sono le parole pronunciate qualche settimana fa dal manager Marco Bizzarri al talk di Camera Moda Fashion Trust. Una frase che ora più che mai risulta profetica e concreta, perché nella moda c’è un sentimento straripante di tornare a sognare, e farlo con le modalità più seducenti ed esuberanti di sempre. Dopotutto, l’alternanza tra rigore ed eccesso è da sempre una costante del fashion system: lo avevamo visto negli anni ’90, quando dopo l’imperante minimalismo fatto di capi essenziali e costruzioni sobrie, si era tornati allo scintillio rumoroso di abiti e sfilate sontuose, come quelle di Jean-Paul Gaultier o John Galliano per Dior, seguite dalla sensualità sfacciata e iper glam degli anni 2000, dove, tra tutti, è sicuramente il Gucci di Tom Ford a fare da maestro. Campagne scandalose e sofisticate, la seduzione più squisita al limite con l’osceno, il tutto condito da abiti e accessori che ancora oggi sono tra i più ricercati sui siti dei reseller.
Ne abbiamo parlato fino alla noia di quanto il “quiet luxury” o lusso tranquillo abbiano fatto la parte del leone negli ultimi anni. Maglioni in cashmere, borse eterne su cui investire, capospalla e denim di altissima qualità, sono stati suggellati in campagne product focus, con pochi spunti di volare con la fantasia. Sarà stata una reazione alla pandemia, probabilmente la necessità di fronteggiare una crisi economica con prodotti sicuri e collezioni confortanti, ma siamo davvero sicuri che questo è ciò di cui ha bisogno la gente per invogliarla ad acquistare un capo di lusso?
La moda deve rappresentare una certezza o un’evasione? Forse entrambe, forse nessuna delle due. Ma i dati parlano chiaro, e basta camminare per le vie dei centri cittadini o farsi largo tra i social media per rendersi conto che il desiderio di edonismo c’è, ed è tanto. Il ritorno delle pellicce, anche se in pelo ecologico, del leopardato che, ora come non mai, sembra rivivere un momento di gloria, della gioielleria vistosa, dei corsetti, dei velluti e di silhouette seducenti, sembrano urlare una sola cosa: desiderio. Desiderio di abbandonarsi ai piaceri, di tornare a giocare, sperimentare, desiderio di eccessi, frizzanti come le bollicine di champagne da sorseggiare in coppe di cristallo.
Dopotutto, dovevamo aspettarcelo, e gli esperti parlano già di “Loud Luxury” come della tendenza che eclisserà per sempre l’ormai obsoleto “quiet”. Il desiderio è anche il protagonista dell’ultima campagna di Saint Laurent che, ispirandosi all’opera di Marcel Proust, rievoca immaginari appetibili di eleganza e misteriosa seduzione, dove l’onirico incontra la realtà concreta dell’eleganza senza tempo. Un desiderio inaccessibile che diventa accessibile? Forse non per i prezzi, che rimangono ugualmente alti, ma sicuramente come approccio stilistico.
Che poi, a pensarci bene, spendere svariate migliaia di euro per un capo che trasuda lusso da ogni cm, renderebbe la spesa anche più “accettata”. Della serie: è talmente bello che ne è valsa la pena. E per essere belli e sexy si sa, gli esseri umani sono disposti a tutto.
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