Mercoledì 24 febbraio 2025, nel pieno della Milano Fashion Week, si è tenuta una colazione nel club privato dei membri Cipriani a cui hanno preso parte alcuni tra i più importanti CEO e dirigenti del lusso italiano: Renzo Rosso del gruppo OTB, Luigi Maramotti di Max Mara, Remo Ruffini di Moncler, Gildo Zegna, Alfonso Dolce, il presidente di Camera Moda Carlo Capasa e Lorenzo Bertelli, erede e dirigente senior del gruppo Prada. Proprio quest’ultimo, durante l’incontro con la stampa, avrebbe espresso rammarico qualora il marchio Giorgio Armani dovesse passare in mani straniere. «Naturalmente, rispetto pienamente il diritto del signor Armani di fare come vuole con la propria azienda. Ma, naturalmente, saremmo delusi se Armani passasse sotto controllo estero» ha dichiarato Bertelli, come riportato da Fashion Network.
Stando a quanto dichiarato nel testamento del signor Giorgio Armani, scomparso lo scorso 4 settembre, i suoi eredi sono obbligati a vendere il 15% della sua azienda a un importante gruppo di lusso entro 18 mesi o a far galleggiare la società sul mercato azionario in un’offerta pubblica. Tra i candidati indicati dal Re della moda italiana, due colossi francesi, LVMH e L’Oreal, e il gruppo franco-italiano EssilorLuxottica.
Che il gruppo Prada sia determinato a espandersi anche in termini di acquisizione di altri marchi importanti del lusso è un dato di fatto: solo lo scorso aprile, il gruppo ha acquisito il 100% di Versace in un accordo da 1,25 miliardi di dollari dal gruppo di moda newyorkese Capri Holdings, riportando sotto il controllo italiano un maison simbolo del Made in Italy nel mondo. Il prezzo è stato uno sconto significativo dei 2,1 miliardi di dollari per i quali la famiglia Versace ha venduto nel 2018, riflettendo le mutevoli valutazioni dei marchi di moda in un mercato più lento. Proprio Versace, venerdì 26 settembre, debutterà con la prima collezione del nuovo direttore creativo Dario Vitale che, come Demna da Gucci, non ha scelto di rivelare il suo primo approccio al brand con una sfilata ma con un evento privato di cui ancora non si hanno informazioni specifiche.
Questo non è un momento facile per la moda italiana e per il lusso generale, come ha più volte ribadito anche Capasa; a determinare un significativo peggioramento della percezione di realtà da sempre considerate eccellenti, anche le innumerevoli multe e segnalazioni circa condizioni di lavoro poco favorevoli e poca limpidezza nei processi di produzione. Il CEO Capasa ha ammesso che ci sono stati iimportanti problemi nella catena di approvvigionamento, ma ha rivelato che la Camera ha lavorato con il governo per sviluppare una legge per regolare la questione. «Presenteremo una legge per affrontare questo problema a novembre. Ma bisogna ricordare che i lavoratori irregolari sono solo circa 30.000 persone su 600.000 che lavorano in Italia», ha dichiarato. Nonostante un clima non semplice e un generale senso di smarrimento dovuto anche alla delicata situazione geopolitica internazionale, gli esponenti del lusso Made in Italy ci hanno tenuto a dimostrarsi ottimisti, rimarcando le capacità degli italiani di poter costruire gruppi forti e consolidati, e di non dover necessariamente guardare all’estero.
[📷 pradagroup.com; © Brigitte Lacombe]