Longevità: perché i micro-stress aiutano a invecchiare meglio, spiegato dal dottor Polimeni

Ci sono consigli di vita che non servono solo ad attraversare i momenti difficili, ma aiutano a stare meglio ogni giorno. O, meglio ancora, a vivere meglio. Uno di questi è la ricerca dell’equilibrio: quella giusta via di mezzo che permette di affrontare il mondo senza esserne travolti. Anche quando si parla di longevità, intesa come la scienza del vivere al meglio il più a lungo possibile, la chiave è proprio questa: trovare un equilibrio tra i molti stimoli della vita quotidiana, senza eliminarli del tutto. A parlarne in modo approfondito è il neuroendocrinologo Ascanio Polimeni, in un’intervista rilasciata all’inserto 7 del Corriere della Sera, in cui introduce un concetto chiave: l’ormesi.

Il termine deriva dal greco ormáō, “stimolare”, e indica una relazione dose-risposta: un meccanismo adattativo secondo cui piccole dosi di uno stimolo potenzialmente stressante producono effetti benefici sull’organismo. In modo forse più poetico, potremmo chiamarla resilienza biologica. Prendiamo lo stress: come spiega il dottor Polimeni, se eccessivo diventa dannoso, ma se dosato e ben bilanciato può rafforzare la capacità di adattamento del corpo. I cosiddetti micro-stress, ripetuti nel tempo, mantengono attivi i sistemi di difesa e riparazione, dimostrando che la vita non prospera nell’assenza totale di stimoli, ma nella loro modulazione. Esistono naturalmente forme di stress tutt’altro che positive – lo stress acuto, quello psicologico e soprattutto quello cronico – ma è proprio nello spazio tra questi estremi che si colloca lo stress “buono”, una sorta di allenamento continuo per il nostro sistema biologico.

Il concetto di ormesi sarà al centro del prossimo libro del dottor Polimeni, in uscita in primavera: una guida pratica e scientifica su come reintrodurre il micro-stress nella vita quotidiana per vivere meglio e più a lungo. Quando questi stimoli vengono a mancare, il corpo spesso lo segnala attraverso infiammazione cronica, fragilità, perdita di massa muscolare e invecchiamento precoce. In altre parole, perdiamo “punti” in termini di longevità, che non significa allungare la vita, ma aumentarne la qualità nel tempo.

Tra gli ambiti analizzati dal neuroendocrinologo c’è innanzitutto l’alimentazione. Qui i micro-stress assumono la forma delle pause: brevi digiuni o finestre alimentari più ampie che attivano meccanismi cellulari virtuosi. In queste fasi si accende AMPK, il sensore energetico delle cellule, si riduce l’attività di mTOR – il regolatore della crescita cellulare – e si attiva l’autofagia, il processo di “autopulizia” attraverso cui la cellula elimina ciò che non serve più. Il risultato non è un indebolimento, ma un vero e proprio reset cellulare.

Sempre parlando di cibo, entrano in gioco le ormetine, composti naturali che sfruttano proprio il principio dell’ormesi. Parliamo dei polifenoli presenti in bacche e curcuma, delle sostanze amare delle verdure, dei composti solforati delle crucifere e delle spezie piccanti. Broccoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles, curry, uva rossa, tè verde, cioccolato fondente e olio extravergine d’oliva diventano così veri e propri “addestratori” dell’infiammazione.

Fondamentale è anche il movimento: meglio alternare sforzo e recupero che puntare su sessioni estreme e prolungate. Il corpo risponde meglio alla costanza che agli slanci eccessivi. Un’attività fisica moderata ma quotidiana attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene in modo armonico, senza sovraccaricarlo. Via libera quindi a camminate veloci, esercizi di resistenza leggera, yoga e anche pratiche di mobilità.

Infine, un fattore spesso sottovalutato: l’oscillazione termica. Viviamo in ambienti a temperatura costante, protetti da ogni minimo disagio climatico, eppure caldo e freddo sono potenti stimoli benefici. Il freddo attiva ⁠le proteine da shock termico (HSPs), stimola il tessuto adiposo bruno – che brucia energia per produrre calore – e migliora la vascolarizzazione. Il caldo, invece, favorisce la sudorazione, il riequilibrio elettrolitico e la flessibilità cardiovascolare. Alternare caldo e freddo, anche per brevi periodi, sembra aumentare significativamente la capacità di recupero cellulare.

[📸 IPA]

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