Loewe SS25: i 10 anni di Jonathan Anderson celebrano una visionaria sinfonia di successi destinata a volare sempre più in alto

Sono passati 10 anni da quando Jonathan Anderson ha disegnato la sua prima collezione per Loewe. 10 anni costruiti, passo dopo passo, attraverso la visione unica e personale di uno dei designer più geniali delle ultime generazioni, un talento puro e assolutamente devoto al proprio lavoro, tra artigianato, sperimentazione, surrealismo a tratti fiabesco, dettagli unici e una sana dose d’ironia. Jonathan Anderson, definito nell’ultimo anno come “The King of Fashion”, non è uno di quei designer che è possibile incasellare o identificare con una parola chiave singola, o uno stile specifico. Fa parte di quella schiera di creativi che segue, istintivamente ma supportato da un’estrema cura e conoscenza della materia nel suo senso più tecnico, il proprio flusso, portandoci di volta in volta in mondi inesplorati, ma che è sempre un piacere visitare.

Il suo modo di raccontare visioni e suggestioni è un modo del tutto unico, e, sebbene di volta in volta riesca a stupire il suo pubblico, risulta sempre e comunque coerente con quelli che sono i capisaldi del suo immaginario. C’è un minimalismo, una meticolosa quanto irriverente ricerca dei tessuti e soprattutto del lavoro manuale, un approccio che potremmo definire prismatico, perché proprio come un prisma, riesce ad accogliere dentro di sé molteplici aspetti, ma plasmandoli e distorcendoli fino all’estremo. Quando di Loewe si parla di “realismo magico”, si fa riferimento proprio alla straordinaria capacità di Anderson di essere “oltre” eppure estremamente materico, tattile, concreto. Come l’aquila apparsa nei video teasing dell’ultima collezione, Anderson vola alto ma non si brucia come un Icaro qualunque; sa planare la terra, quella natura che resta costantemente una fonte d’ispirazione, per poi tornare a spiccare il volo maestoso.

Oggi, 27 settembre 2024, si è tenuta a Parigi la sfilata Spring Summer 2025. L’invito, un anello nuziale in oro, riportava l’incisione “1846”: l’anno di fondazione del marchio da parte di un collettivo di artigiani di Madrid, specializzati nella pelletteria. Il marchio ha saputo negli anni conservare questo aspetto molto manuale, un aspetto che Anderson ha saputo infarcire con una ritrovata leggerezza e capacità di evasione. I numerosi e celebri ospiti, sono stati accolti nella maestosa cornice di Esplanade Saint Louis, dove ad attenderli c’era uno spazio inaspettatamente asettico, caratterizzato semplicemente da una scultura di Tracey Emin, posizionata al centro della sala. Una scultura alta ben 3 metri e 96 cm, e culminante con una riproduzione di un uccello. Ancora, la natura, si fa eco nel mood del marchio, anche nel minimalismo più autentico della location, bianca, anonima, una tela perfetta su cui scrivere, o su cui comporre uno spartito, come suggerito dal pattern ricorrente nel photowall della venue.

La sua partitura, Jonathan Anderson, ha cominciato a scriverla ben 10 anni fa, e le sue sinfonie sono ormai accreditate come capolavori assoluti del fashion system. La sfilata è un tripudio dello stile del designer, ritrovando in passerella tutti quelli che sono stati, e sono tutt’oggi, le note fondamentali di questo spartito di successo. Leggiadri gli abiti in tessuto impalpabile con fantasie floreali, dalle prominenti strutture a cerchio sulle gonne, che, grazie a questo escamotage, risultano strutturate pur mantenendo un’attitude fluttuante. Anderson è diventato ormai celebre per le sue silhouette sperimentali, che amano giocare con quelle visioni a tratti rubate al mondo gioioso dell’infanzia, ma anche capaci di esprimere il potenziale della materia, le mille e uno possibilità di un abito di essere molto più di quel che siamo abituati a vedere.

Volumi, geometrismi, dettagli cut-out, rigidità e morbidezza, evasione e concretezza; tutto è ben calibrato in questa collezione, che rende omaggio ad alcuni dei geni più celebri dell’arte e della musica. Chopin, Mozart, Bach, Monet, Van Gogh, sono tutti rappresentati su delle t-shirt finemente lavorate con petali minuziosi, di una texture fragile e cangiante, meravigliosamente pronta per essere indossata con grazia su slim pants neri iper minimali, abbinati a stringate dal rigore classico. Dolly dress per i mini abiti in tessuti sparkling, le cui silhouette ricordano gli abiti destinati al mondo dell’infanzia, ma qui riproposti con una sana e ironica cifra stilistica che li rendono assolutamente irresistibili.

I completi sartoriali di Anderson, rivelano ancora una volta la sua visione di “classico”, che ben si spoglia da quei paradigmi di classicità strutturata. La sua sartorialità, seppur a volte si lasci andare a picchi di rigidità che ritroviamo in dettagli come scolli o orli, non raccontano una rigidità “formale”, ma semplicemente un esercizio di stile, irriverente e giocoso, che ben si completa con la leggerezza trasmessa dall’insieme della collezione. Giacche abbinate ad ampi pantaloni drappeggiati, splendide campionature di tessuto ricche di lirismo dinamico, sono diventati ormai un must have dello stile della maison.

Quanto può essere malleabile la realtà? Fino a dove possiamo spingerci, pur restando consci di quel che ci lasciamo dietro quando spicchiamo il volo, ovvero una terra fertile e colma di possibilità? Come l’aquila, Anderson volta alto, e la standing ovation di applausi ricevuta alla fine di questa sfilata, è solo l’ennesima conferma di una sinfonia che non è destinata a mettere la parola fine, ma che forse non ha nemmeno raggiunto ancora il suo apice. È tutto in divenire, per almeno altri 10 anni di successi; questo è quel che ci auguriamo.

[📷 Getty Images; IPA]

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