È uno di quei posti dove il tempo sembra non essere mai passato. E non perché lo si possa collocare in un’epoca stilisticamente o architettonicamente ben delineata, ma perché il contenuto stesso dello spazio, la miriade di libri dedicati alla montagna, non conosce epoche.
La libreria di Jean-Louis Vibert-Guigue si chiama «Librairie des Alpes», ma qui si parla anche dei Pirenei, delle Ande e dell’Himalaya. Dal pavimento al soffitto, il luogo custodisce una straordinaria abbondanza di guide escursionistiche, carte IGN, libri rari, saggi, riviste specializzate, stampe fotografiche ai sali d’argento, acquerelli.
Fondata nel 1933 da André Wahl, la libreria è da allora meta assidua per curiosi e passanti, così come di amanti dell’alta quota, comprese figure di spicco dell’alpinismo. Dopo aver raccolto il testimone dalla madre, Jean-Louis, oggi settantacinquenne, si prepara ad affidare le chiavi ad Antoine Ricardou, architetto e grande appassionato di montagna, che ne diventerà il nuovo proprietario insieme ad alcuni soci. La sua conoscenza è inesauribile, tanto quando parla dell’evoluzione dei ghiacciai quanto quando racconta la storia di questo luogo singolare nel cuore della capitale, interamente dedicato alla montagna.
Situata nel sesto arrondissement di Parigi, «questa piccola bottega blu ai piedi dell’Académie française», come la definisce lui, la libreria spicca tra le gallerie d’arte e di design della Rive Gauche, con la sua vetrina in legno dove fotografie vintage delle Aiguilles di Chamonix si affiancano a racconti di cordata. In una buffa coincidenza, la Librairie des Alpes si trova a pochi passi dalla Senna, eppure rappresenta un punto d’incontro per gli amanti dell’altitudine.
Realtà come questa sono oggi sempre più rare: in un mondo che fa della quantità e della generalizzazione un nuovo mantra, trovare luoghi così dediti alla specificità è difficile, soprattutto in un contesto in cui il digitale prende sempre più spazio a discapito del fisico. «Jean-Louis è un’enciclopedia della montagna, possiede una conoscenza insostituibile che, spero, riuscirà a trasmetterci almeno in parte. La sua libreria è un campo base che bisogna preservare e valorizzare», spiega Ricardou in un’intervista a Le Monde, prossimo a prendere le redini dello spazio. È una fortuna che l’architetto abbia rilevato la libreria, che altrimenti sarebbe probabilmente finita nelle mani di investitori pronti a trasformarla nell’ennesimo bar o in un luogo di consumo indistinto. Così la sua natura resterà preservata, fiore all’occhiello di una Parigi d’altri tempi che speriamo di riuscire a trattenere ancora un po’ nel presente.
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