Quando si pensa a un’icona americana come Bruce Springsteen a volte è difficile separare il personaggio Born in the U.S.A. da quello di un uomo in carne e ossa che come tutti ha dovuto raccogliere gli irrisolti della sua vita per andare avanti. Nel film Liberami dal nulla – Springsteen, quella carne e quelle ossa sono interpretate da Jeremy Allen White, che ha portato in scena un giovane Bruce Springsteen nel pieno degli anni ’80 tra la fine del tour a supporto di The River e la creazione di Nebraska. Bruce Springsteen, in quel periodo, non è ancora Bruce Springsteen ma sta iniziando ad assaporare il successo e tutto ciò che ne comporta. Sia nel bello, come le fan che lo fermano per strada; sia nel brutto, ovvero quel peso ingombrante di dover dimostrare, prima di tutto a se stesso, di meritare ciò che ha conquistato. E Bruce, o The Boss, per dimostrarlo farebbe di tutto, ma senza scendere a compromessi.
Bruce e il suo team hanno tra le mani roba forte: c’è Born in the U.S.A., c’è I’m on Fire, c’è Glory Days e qualche altro brano destinato a entrare nella storia dei singoli discografici di successo. Eppure, per Bruce manca qualcosa. C’è chi sostiene che sia il timore della fama imminente, e potrebbe essere vero, ma forse c’è anche il bisogno di lasciar andare. Lasciare andare la delusione del fatto che spesso le persone non sono sempre chi vogliamo che siano, come un padre che non è all’altezza delle aspettative; ma anche che per andare avanti bisogna risolvere ciò che pensiamo di aver lasciato indietro, senza fuggire ma con la consapevolezza di aver accettato e compreso davvero il passato. Solo così Bruce Springsteen sentirà di aver meritato quel successo.
Così Springsteen pubblica Nebraska spogliandolo di ogni sovrastruttura e senza alcun fronzolo: niente tour, niente promozione, nemmeno il suo volto sulla copertina. Solo autenticità. Un disco registrato in camera da letto con mezzi quasi amatoriali, ma così puri da risultare più veri di qualsiasi produzione elaborata. Bruce mette in pausa la fama per ritrovare se stesso; per capire che guarire una ferita con un’altra ferita può solo illudere di sentire meno dolore, ma non è la via giusta. Per rendersi conto che fuggire non significa avanzare, ma solo passare dal via e tornare da dove si è partiti. Come recita una delle frasi più significative del film: «Spesso le cose sbagliate portano a quelle giuste».
Altra frase emblematica è la citazione di Flannery O’Connor: «Il luogo da cui provieni non esiste più, il luogo in cui pensavi di andare non c’è mai stato, e il luogo in cui ti trovi non è buono a meno che tu non riesca a scappare. Dov’è un posto per te? Nessun posto. Niente fuori di te può darti un posto. In te stesso, in questo momento, è tutto lo spazio che hai». Uno spazio che Bruce finalmente impara ad abitare, nonostante i suoi demoni interiori, la depressione e il peso della sensibilità, trasformando quel dolore in un atto creativo necessario.
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