Sabato 17 gennaio, in occasione della Fashion Week Uomo milanese, Palazzo Turati ha ospitato la presentazione di New Age, l’ultima collezione di Lessico Familiare. Partendo dal romanzo del 1963 Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg, il trio alla guida del brand omonimo – Riccardo Scaburri, Alice Curti e Alberto Petillo – ha sviluppato una propria “bolla” di slow fashion, fondata essenzialmente sul recupero e sulla trasformazione del già esistente. Il progetto è nato durante il lockdown, quando le alternative erano limitate e la scelta di riutilizzare ciò che era a disposizione è diventata una necessità, trasformandosi ben presto nel tratto distintivo di Lessico Familiare. Con una passione per la nostalgia, il brand raccoglie scarti e frammenti per assemblarli in capi che sembrano collage di ricordi, dove ogni elemento mantiene la propria identità ma partecipa a una nuova narrazione. Questo approccio è già emerso nella collezione presentata a Settembre 2023 Tableau Mariage, con la quale il trio ha vinto l’ultima edizione di Who is on Next?, trasformando pizzi, fiocchi e dettagli di corredo in abiti romanticamente malinconici, e si conferma oggi nella loro proposta maschile alla Milano Fashion Week 2026.
New Age raccoglie e rielabora le tracce lasciate da Lessico Familiare nel tempo, trasformandole in una materia viva, stratificata, in costante mutazione. Il linguaggio del brand procede per accumulo e slittamento, intrecciando memorie recenti e archetipi lontani, parole nuove e forme sedimentate, in una collezione che abita un territorio fertile e instabile, in cui ogni segno conserva la propria riconoscibilità aprendosi a una continua riscrittura. La sfilata mette in scena un tripudio di personaggi senza tempo, vestiti di capi che giocano con l’idea di funzione per scegliere poi volutamente l’eccesso: gonne a sbuffo si aprono in volumi generosi, il tulle si addensa in masse compatte, abiti lunghissimi scivolano sul pavimento lasciando strascichi che evocano code immaginarie, presenze animali e simboliche. Accanto a queste architetture morbide emergono sottovesti preziose e abiti da sera attraversati da paillettes colorate, che intercettano poi sacchi della spesa, tappetini da ingresso, scheletri stampati. Un high and low fortemente voluto si mischia al gioco, che attraversa l’intera collezione come principio generativo. La ludicità si manifesta però in modo spontaneo e misurato, sostenendo una libertà espressiva che accompagna il ritmo dei capi senza scendere nel ridicolo, mantenendo comunque una vestibilità.
La costruzione dei capi segue una logica di scomposizione e ricomposizione. Elementi familiari vengono isolati e riattivati secondo relazioni inattese: colletti di camicie diventano t-shirt o si trasformano in ornamenti da indossare sul capo, calzini vengon cuciti insieme e vanno a plasmare abiti e gonne, canottiere sono capovolte sui fianchi e dettagli funzionali assumono un valore puramente segnico e decorativo. La pratica del ready-made si traduce in un gesto di spostamento e giustapposizione, capace di ridefinire l’oggetto quotidiano e di sospendere le gerarchie tra ambiti e funzioni.
L’abito da sposa, fulcro simbolico e identitario di lessico sin dalle sue origini, attraversa la collezione in una molteplicità di incarnazioni. Dialoga con felpe e t-shirt, si apre a contaminazioni informali, riaffiora nella sua dimensione archetipica e principesca attraverso corone, diademi e code di stoffa che emergono oda pantaloni sobri. I personaggi che attraversano la passerella appaiono come figure ibride, in costante oscillazione temporale: Il loro immaginario intreccia riferimenti storici e suggestioni contemporanee, accenti pop e dettagli trasandati, sacralità e disincanto. Tacchi ia spillo da cerimonia si alternano a babbucce in pelle da casa, in un mix di situazioni che sembrano appartenere a più luoghi ed epoche simultaneamente: salotti di case piene di piante e libri, come anche eventi mondani o strade che portano a uffici. Come se il tempo si piegasse e si sovrapponesse.
A sostenere questo palinsesto di riferimenti e di tempi è la presenza esplicita di Madonna, riferimento topico e colonna sonora della sfilata. Le sue tracce, legate allo spiritualismo metropolitano di fine Novecento, accompagnano il racconto come un sottofondo emotivo e concettuale, amplificando il cortocircuito tra icona pop e tensione simbolica. I capi del passato riemergono così come nuovi déjà-vu, attraversati da una memoria collettiva che continua a risuonare nell’oggi, senza prendersi troppo sul serio. Un misticismo che da alla definizione “New Age” una connotazione profondamente contemporanea.
[📷 Ylenia Bonora]