Le panchine di New York: un simbolo cittadino in via d’estinzione

Se sei andato a New York ti sarai sicuramente seduto su una delle celebri panchine pubbliche della città. In particolare, quelle di Central Park hanno rappresentato a lungo un simbolo della Big Apple: lunghissime, in legno, spesso accompagnate da iscrizioni con dediche a personaggi illustri o semplici dichiarazioni d’amore, le abbiamo viste nei film di Woody Allen – in particolare in Manhattan del 1978 – ma anche in serie TV come Sex and the City e Gossip Girl. Magari avvolte nelle suggestive atmosfere autunnali, il loro fascino è stato alimentato non poco dall’iniziativa “Adopt a Bench”, un programma avviato nel 1986 in cui è possibile “adottare” una panchina per un determinato periodo di tempo, spesso con una targa commemorativa.

Sedersi su una panchina in uno dei polmoni verdi della città, come quello lungo l’Hudson River da cui è possibile ammirare lo skyline della città, magari sorseggiando una tazza di caffè o semplicemente godendosi il panorama, è un’attività entrata di diritto negli usi e costumi di ogni New Yorkers che si rispetti, ma anche in quella dei numerosi turisti che ogni anno vogliono sentirsi come in un film. Su una panchina nascono conversazioni, ci si immerge nei propri pensieri nostalgici e non solo, si può leggere un libro, darsi un appuntamento, trascorrere dei momenti di romanticismo, fermarsi a riposare dopo una sessione di running o gustare un cinnamon rolls. È letteralmente il rifugio perfetto per isolarsi dal mondo, da soli o in compagnia, e prendersi dei momenti di pausa dalla frenesia della vita.

Eppure, proprio questo simbolo di New York, sarebbe destinato sempre più all’estinzione. Un recente articolo del New York Times ha infatti raccontato della lenta ma a quanto pare inesorabile scomparsa delle panchine pubbliche, sottolinenando come la loro diminuzione sia uno specchio dei cambiamenti sociali della città. Spesso adoperate dai senzatetto per riposare, la loro nuova conformazione sarebbe stata pensata proprio per impedirne l’utilizzo in tal senso. I nuovi design delle panchine non sarebbero infatti accoglienti come quelle precedenti: la scomodità di braccioli e altre caratteristiche “scomode” le renderebbe sempre meno ideali per stendersi e rilassarsi. Un invito ai meno fortunati a non utilizzare gli spazi pubblici. Questa tendenza progettuale suggerisce anche che le sedute pubbliche stanno diventando un lusso, destinate più al transito che al relax. Inoltre, se ne trovano sempre meno, anche nei quartieri residenziali.

La società e i suoi cambiamenti sono spesso disposti a rinunciare anche a peculiarità iconiche e storiche pur di mettere in discussione le nuove priorità della pubblica amministrazione. Al netto di tutto, in un clima di dinamismo non sempre benefico ma quanto mai stressante, le panchine rappresentano ancora quell’ancora di salvezza dove fermarsi, respirare e pensare alla vita con più serenità, godendo anche dell’aria aperta – seppur inquinata, ci verrebbe da dire -. I parchi, come tutti gli spazi verdi nelle grandi metropoli, sono tesori da preservare; le panchine, come simbolo di raccoglimento personale in un mondo che va e viene senza guardarsi davvero, sono altrettanto importanti. A furia di promuovere assurdi regolamenti, ci stiamo forse dimenticando una delle basi fondamentali del vivere civile? L’ospitalità, non quella privata, ma quella pubblica che proprio nel suo essere aperta a tutti, non dovrebbe rappresentare un lusso ma un diritto.

[📷 IPA]

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