Dalla collaborazione tra le principali fashion cities del mondo nasce una nuova alleanza internazionale per promuovere una transizione più sostenibile dell’industria della moda. L’iniziativa arriva in una fase cruciale per il settore, chiamato ad affrontare le sfide della transizione ecologica e a rispondere a richieste sempre più stringenti in materia di trasparenza, tracciabilità e responsabilità ambientale.
Presentata giovedì da Paris Good Fashion, la nuova Fashion Cities Coalition riunisce, oltre a Parigi, Copenaghen, Cotonou (Benin), Dubai, Londra, Milano, New York e Singapore con l’obiettivo di condividere ricerca, definire priorità comuni e accelerare la transizione del comparto attraverso una collaborazione fondata su dati scientifici e buone pratiche.
Le otto città costituiscono la prima fase del progetto, che come riporta WWD, prevede incontri itineranti fino a febbraio 2028. Successivamente, la coalizione sarà aperta all’ingresso di nuove metropoli. La Fashion Cities Coalition è stata presentata durante la seconda edizione del Midsummer Camp di Paris Good Fashion, un appuntamento di due giorni che ha riunito ricercatori, aziende, istituzioni e designer. La prima giornata è stata dedicata alla ricerca scientifica, con oltre 70 studiosi impegnati a presentare lavori su nuovi materiali, circolarità e durabilità dei prodotti, mentre la seconda ha ospitato workshop con la partecipazione di organizzazioni come LVMH, Comité Colbert, ANDAM ed EY.
Più che un semplice protocollo d’intesa, la Fashion Cities Coalition nasce come una piattaforma operativa dove le capitali della moda possano sperimentare soluzioni, condividere conoscenze e sviluppare strategie concrete per affrontare insieme le sfide della sostenibilità. «È un traguardo importante», ha dichiarato Isabelle Lefort, cofondatrice e direttrice di Paris Good Fashion, ricordando che il progetto è stato sviluppato nell’arco di quasi un anno. Secondo Federica Marchionni, amministratrice delegata di Global Fashion Agenda, l’organizzazione che promuove il Global Fashion Summit, tra i principali appuntamenti internazionali dedicati alla sostenibilità nella moda, la coalizione rappresenta un’opportunità per mettere in rete istituzioni, aziende e città attorno a obiettivi condivisi. «Abbiamo bisogno di risultati concreti», ha affermato. «La trasformazione dell’industria della moda deve accelerare, ma può essere credibile solo se supportata da solide basi scientifiche.»
Lo stesso concetto è stato ribadito anche da Pascal Morand, presidente esecutivo della Fédération de la Haute Couture et de la Mode, che ha sottolineato come ricerca scientifica e applicazione pratica debbano procedere di pari passo.
La coalizione parte dalla convinzione che le città siano il luogo in cui convergono creatività, formazione, innovazione, retail, competenze manifatturiere e influenza culturale. Per questo possono diventare il motore di un cambiamento sistemico, mettendo in relazione le storiche capitali della moda con le economie emergenti e i principali poli produttivi sparsi in tutto il mondo. Per Ting Ting Tong, CEO del Singapore Fashion Council, il ruolo di Singapore è proprio quello di fare da ponte tra i mercati internazionali, l’innovazione e l’ecosistema manifatturiero asiatico. «Non siamo più un Paese produttore, ma ci troviamo al centro delle principali aree manifatturiere del mondo», ha osservato, ricordando che circa l’80% dell’abbigliamento globale viene realizzato in Asia. Da qui la possibilità di favorire un dialogo più stretto tra le grandi capitali della moda e gli operatori del Sud-est asiatico. Anche Sarah Kozlowski, senior vice president of program strategies del Council of Fashion Designers of America (CFDA), ha evidenziato come nessun mercato possa affrontare da solo la transizione sostenibile.
Tra i protagonisti dell’iniziativa c’è anche Milano, a conferma del ruolo centrale che il sistema moda italiano continua a ricoprire nel dibattito internazionale sulla sostenibilità. Carlo Capasa, la cui nomina alla presidenza della Camera Nazionale della Moda Italiana è stata recentemente rinnovata per un nuovo mandato, ha definito la coalizione «la naturale evoluzione» della cooperazione internazionale già avviata tra le organizzazioni del settore. Capasa ha inoltre annunciato che sarà proprio Milano a ospitare il prossimo workshop della Fashion Cities Coalition entro la fine dell’anno, coinvolgendo marchi, aziende tecnologiche, università e rappresentanti del mondo creativo con l’obiettivo di sviluppare soluzioni concrete per l’industria. «Questa coalizione non rappresenta semplicemente un tavolo di confronto, ma un impegno a trasformare il dialogo in azione, le idee in risultati misurabili e le ambizioni condivise in un impatto duraturo», ha dichiarato. Tra i primi progetti comuni della coalizione figura l’evoluzione della consultazione internazionale promossa da Paris Good Fashion sul tema della moda sostenibile.
L’iniziativa entrerà ora in una nuova fase di ricerca comportamentale, con l’obiettivo di comprendere perché le intenzioni dei consumatori spesso non si traducano in acquisti realmente sostenibili. In collaborazione con esperti di scienze comportamentali saranno individuati, testati e validati specifici nudges, ovvero strumenti e incentivi capaci di orientare le decisioni d’acquisto verso comportamenti più responsabili. I risultati confluiranno sia in pubblicazioni scientifiche sia in strumenti operativi destinati a brand, retailer e piattaforme digitali.
Dopo il lancio ufficiale, la coalizione punta ora a passare rapidamente dalla fase di confronto a quella dell’attuazione. Il workshop che si terrà a Milano rappresenterà uno dei primi banchi di prova dell’iniziativa e offrirà l’occasione di trasformare gli impegni annunciati a Parigi in progetti concreti per il futuro della moda.
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