Lanvin SS26: il nuovo corso di Peter Copping tra heritage e futuro

Quando nell’estate 2024 Peter Copping è stato nominato direttore creativo di Lanvin, il settore ha inevitabilmente tirato un sospiro di sollievo e intravisto la possibilità di rinascita per una maison storica che negli ultimi anni sembrava essere scivolata nell’ombra. Il suo debutto, con la collezione FW25, ha lasciato intuire i primi segnali di un rinnovato – seppur rispettoso delle radici – percorso per il brand simbolo di una femminilità composta ma mai banale, austera ma intrisa di seduzione. Non potevano mancare i riferimenti al lavoro di Jeanne Lanvin, una delle stiliste più stimate del secolo scorso, capace di elevare l’abbigliamento femminile a un livello inedito, fatto di compromessi raffinati tra lo sportswear, allora avanguardia assoluta, e le silhouette lineari e sognanti degli anni ’20. 

Oggi quegli elementi tornano a brillare a Parigi, nella seconda collezione co-ed firmata da Peter Copping, un designer che conosce a fondo il mestiere: dagli anni con Marc Jacobs a Louis Vuitton fino all’esperienza nell’haute couture di Balenciaga con Demna, il suo percorso è un continuo dialogo tra rigore e creatività. Per un istante, la passerella sembra riportarci indietro nel tempo, nei jazz club dell’epoca, tanto eleganti quanto proibizionisti, ambienti magnetici, avvolti da un gioco di luci e ombre, capaci di evocare tanto il mistero quanto il fascino seduttivo. 

La collezione ruota attorno a un uso sapiente e teatrale del colore: su uno sfondo blu intenso che funge da fil rouge, si innestano abiti nelle sfumature più vibranti del rosso e dell’azzurro, a cui si alternano nero, arancione, grigio e qualche accenno di bianco, fino a culminare in stampe retrò dal gusto inatteso che arricchiscono la narrazione estetica della sfilata. Le silhouette sono ora rigide ora frutto di guizzi creativi sussurrati eppure convincenti: la formalità dei completi e dei trench maschili dialoga con i drappeggi degli abiti dichiaratamente ispirati agli anni ’20. Le lavorazioni del tessuto, meticolose e raffinate, suggeriscono un approccio quasi couture, che resta pur sempre sussurrato come avrebbe fatto Jeanne Lanvin. 

Dopo un debutto che ha reso chiaro il suo omaggio alla fondatrice e ai codici storici della maison, Peter Copping si sta inserendo in punta di piedi, con garbo e misura, nel DNA del brand, consapevole del suo valore e del suo peso culturale. Se il primo passo è stato quello di ricordarci l’eredità di Jeanne, il futuro sarà nel vedere come, stagione dopo stagione, la sua visione personale e il suo vissuto si intrecceranno con quella storia, trasformandola senza rinnegarla. Non una semplice rievocazione del passato, ma la costruzione di un nuovo Lanvin, capace di parlare al presente con la stessa eleganza del passato.

[📸 Getty Images]

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