Per qualcuno è un sogno, per altri un obiettivo, per certi una cosa da invidiare. Lungi da noi metterci nei panni dei sociologi, che di questi temi hanno parlato in lungo e largo, ma il rapporto della società con la notorietà è da sempre un argomento affascinante che il tempo e i progressi tecnologici hanno reso ancor più semplice. La tv, i social, nel nostro secolo, sono solo alcuni dei mezzi che ci hanno fatto accarezzare il desiderio di essere al centro dell’attenzione, di diventare una star, una celebrità. Un video, una foto, una frase. Basta poco per poter diventare un “trend”. Prima si voleva essere calciatori, popstar, concorrenti del Grande Fratello, ora vogliamo diventare virali.
Curioso che questo desiderio, pochissimo tempo fa, fosse un’ambizione ma anche un problema sanitario, vero? E così, per citare in ordine di tempo, è successo che una relazione finita male, davanti agli amici di sempre, diventasse la notizia del giorno, il trending topic numero uno in Italia. Un fatto che ha sicuramente fatto discutere perché tocca singolarmente chiunque possa aver vissuto una relazione infedele, o presunta. Ma è normale che sia questo l’argomento di dibattito per giorni e settimane? Come dicevamo, è comprensibile che qualcuno sia colpito da un fatto specifico, ma c’è una deriva che ci lascia interdetti. Quella di allungare allo sfinimento il brodo, anche in contesti poco indicati.
È normale che su questa vicenda, ad esempio, addirittura telegiornali, programmi in prima serata e chi più ne ha più ne metta, ne parlino per giorni senza sosta? Purtroppo, negli ultimi anni siamo stati abituati anche a episodi peggiori. Ed è forse anche per questo che i protagonisti di storie analoghe, una volta saggiata la popolarità e la “viralità”, ne vogliano sempre di più. Ma d’altronde finché ci sarà qualcuno a dare ancora voce a lettere “esclusive”, risposte e audio segreti, l’antifona rimarrà uguale. Sia chiaro, sappiamo come funziona il mondo della comunicazione e non stiamo dicendo che non si debba parlare di questo o quell’altro. Ma almeno evitare di costruire capitoli successivi di storie che lasciano il tempo che trovano dopo un solo giorno? Sì, grazie.