La moda ha perdonato John Galliano? Dalle passerelle al Met Gala, si parla solo di lui

Ricorderemo il 2024 come l’anno in cui John Galliano si è dimostrato più forte della cancel culture. Così come, in termini di moda, ricordiamo il 2011 per il suo cruciale licenziamento da Dior, a seguito dei famigerati commenti controversi. Eppure, quello che 10 anni fa veniva considerato uno stilista alla deriva che si apprestava a muovere nuovamente i primi passi da Maison Margiela, quest’anno, come un’Araba Fenice, sta volando altissimo. “Più in alto di quando il suo Dior era sulla bocca di tutti nel mondo della moda”, scrive il Washington Post, dopo che la sua sfilata più recente – l’Artisanal SS24 Maison Margiela – è stata definita dai critici la migliore del XXI secolo. Silhouette cocotte, finti peli pubici e fianchi a panier hanno animato lo scenario teatrale del ponte Alexandre III a Parigi, rilanciando quell’estetica azzardata e lussuriosa che solo John Galliano è in grado di padroneggiare.

Un’estetica che lui stesso tratteggiò, agli albori della sua carriera, prima con il suo omonimo brand, e poi per Givenchy, quando nel ’95 divenne il primo stilista britannico a capo della maison. Piume, crinoline e storytelling plateali lo portarono ad ammaliare top model del calibro di Kate Moss e Naomi Campbell, amiche da sempre, e gli garantirono l’altisonante direzione creativa di Dior, dove i suoi fashion show si trasformarono in coup de théâtre sensazionali. Ma anche tra geishe e faraoni, il protagonista era sempre lui, con i suoi outfit di fine passerella che, come in un gioco d’azzardo, solleticavano la fantasia degli spettatori riguardo la collezione successiva. John Galliano è un nome delicato ed impegnativo, troppo intricato per diventare il tema di un Met Gala, specialmente di questi tempi. Riuscirà il suo documentario – “High & Low” – ad abbattere le ultime barriere del pregiudizio, e a farci conoscere l’uomo che si cela dietro lo stilista?

[📷 Getty Images; Abaca Press, Alamy, MAXPPP / IPA; maisonmargiela.com 📹 YouTube: mubi]

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