Vorremmo poter urlare a gran voce che qualcosa si sta finalmente muovendo ma, forse spaventati dal cantar vittoria troppo presto, preferiamo sussurrare queste piccole conquiste con un velo di timidezza. Forse, nella moda, dopo stagioni deludenti, qualcosa sta ricominciando a muoversi, un sentimento di ritrovata speranza che ci fa tornare nuovamente a essere ottimisti. Certo, la strada è ancora lunga e impervia, gli ostacoli da superare, economici e non, sono ancora innumerevoli e probabilmente assisteremo ancora a ulteriori cambi di direzione creativa, che, come di consueto, ci disorienteranno o spiazzeranno, ma avranno anche il merito di inaugurare un nuovo, e si spera più fortunato, corso delle cose.
Tra la Menswear Week e la recente Haute Couture di Parigi, la moda sembra dare segni di ripresa, e per farlo ha scelto di ripartire da un concetto fondamentale, embrionale ci verrebbe da dire, necessario e indispensabile, apparentemente scontato eppure decisamente dimenticato negli ultimi anni: fare dei buoni vestiti.
Tra le leggi imperanti del marketing, i trend repentini e fugaci dettati dal pubblico dei social media e il sopravvento dell’Intelligenza Artificiale, da un bel po’ di stagioni orde di designer sembravano aver perso il loro obiettivo principale, ovvero quello di realizzare capi di qualità e coerenti con una visione creativa forte e convincente, dispendendo le loro energie in fattori che, per quanto preponderanti, non dovrebbero in ogni caso costituire il main core di un marchio.
Abbiamo visto sempre più marchi impegnati a creare contenuti che rispecchiassero il volere mediatico del pubblico, con strategie di comunicazione non sempre coerenti con la filosofia del brand, quanto piuttosto con le tendenze attuali, destinate a durare dalla sera alla mattina. E poi il bisogno smodato di vendere e di realizzare capi quiet luxury, che esprimessero l’attrattiva di un lusso sfrenato ma rischiando di perdere la propria identità di stile. Invece, sulle passerelle di gennaio 2025, a Milano e a Parigi, abbiamo visto, per la prima volta dopo tanto tempo, collezioni pensate per un pubblico reale, che tuttavia non si sono tradotte necessariamente in esercizi utilitaristici ma poco ispiranti, ma al contrario, in collezioni strutturate, variegate, ricche di lirismo e di anima, coerenti con il DNA del marchio e del suo designer; in altre parole, in collezioni vere.
La moda, dai creativi agli acquirenti, sente il bisogno di questa autenticità, di acquistare capi fatti bene che rispecchino una filosofia credibile, che permettano di sentirsi speciali anche indossandoli nel quotidiano. La moda, al di là di tutte le tendenze e gli espedienti tecnologici che si susseguiranno nel tempo, ha forse capito che realizzare capi di qualità resta sempre il veicolo vincente di un successo destinato a durare nel tempo. E possiamo dirlo, era ora.
[📷 willychavarria.com]