La libertà di essere Patty Pravo: come lei nessuna

Definirla come l’eterna “ragazza del Piper” sarebbe riduttivo. Perché Nicoletta Strambelli, nome di battesimo di Patty Pravo, non è stata solo una ventata d’aria rivoluzionaria in quegli anni ’60 di scissione tra passato e presente ma, probabilmente, anche l’artista italiana che più di tutti ha anticipato i tempi, nella musica come nella vita stessa. Nata a Venezia, bellezza aristocratica ma con un fascino indecifrabile e a tratti alieno, i lunghi capelli biondi e il volto dai lineamenti perfetti, Patty Pravo ha conquistato i cuori del pubblico e infranto quelli degli uomini ammaliati del suo fascino, non solo per quella sua voce conturbante ma soprattutto per non aver mai compromesso il valore fondamentale che ha da sempre guidato la sua esistenza, quello della libertà. Anticonformista, ribelle, indipendente, è la prima rappresentazione tutta italiana di una nuova femminilità: quella che non chiede permesso, che agisce e non subisce, che è linfa creativa ed esplosione dei sensi, leggerezza e intensità allo stesso tempo.

In una società ancora fortemente patriarcale e radicata a uno stereotipo borghese di moglie e madre, Patty infrange tutte le regole. Le sue canzoni sono un’ode inebriante alla sensualità più esplicita, le sue influenze derivano dai movimenti hippy e rock and roll britannici, il suo stile è espressione sofisticata e bohémienne di una giovinezza che rivendica a gran voce i suoi diritti. Viaggia in giro per il mondo, si innamora, lascia e si rimette in gioco, perché, come pare affermò lei stessa «io gli uomini li fumo come sigarette». Quello che ai tempi scandalizzò la morale pubblica, ben presto divenne il manifesto di una nuova consapevolezza femminile, mostrata sempre con orgogliosa nonchalance senza mai scusarsi per essere se stessa fino in fondo, ieri come oggi.

La moda è stata il contraltare perfetto della sua maturazione artistica: dai look babydoll degli esordi, l’artista nei decenni si è lasciata sedurre dal folk, dalle contaminazioni space-age, dal minimalismo a tratti esoterico e sperimentale, fino all’ultima “divisa” con cui siamo soliti ammirarla oggi, tuxedo alla garçonne in bianco e nero. Altera ma vitale, energica ed elegante, sul palco ha vestito le creazioni dei più grandi designer del mondo, come Gianni Versace, che per lei aveva una vera e propria venerazione e realizzò l’abito in metallo Oroton, sfoggiato, insieme a un hairstyling da geisha e ventaglio, in occasione del Festival di Sanremo 1984. Un pensiero stupendo destinato all’eternità.

[📷 Getty Images; IPA; MEGA 📹 ©️ RAI]

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