La lezione di umanità dell’Emilia Romagna dopo l’alluvione: dalle partite di calcio nel fango alla festa in piazza

Il coraggio, la fatica e l’unione. Il popolo dell’Emilia-Romagna si sta dimostrando unico, reagendo colpo su colpo all’immane tragedia causata dall’alluvione degli ultimi giorni. Città completamente allagate, fiumi esondati, migliaia di cittadini evacuati e, purtroppo, anche diverse vittime. Sono giorni drammatici. Di lavoro, di mani e volti infangati che non si fermano un secondo, di solidarietà e di massima espressione di ciò che significa comunità. Si lavora senza sosta, si sgomberano le strade e si tolgono i detriti. Tutti insieme. Le strade si riaffollano, ogni tanto riparte un grido di speranza, una canzone che in questi giorni abbiamo sentito più volte e che fa: “Romagna mia, Romagna in fiore, tu sei la stella, tu sei l’amore”. La conosciamo tutti, cantata dal mitico Raoul Casadei, ma adesso ha un valore ancora più importante. Perché è la colonna sonora della ripartenza.

Silenziosa, dopo il dolore. Rumorosa, ogni giorno che passa. Come a Cesena, dove i ragazzi in mezzo al fango con tanto di stivali, dopo una giornata di lavoro nel fango, usano la pala e un secchio per improvvisare una porta e giocare a calcio. O come a Faenza, quando Piazza del Popolo diventa il ritrovo per tutti i cittadini che si sono spesi per aiutare a ristabilire la normalità. Musica e balli, abbracci, calici di vino improvvisati. C’è bisogno di quella sana normalità che è mancata in questi giorni per forze di causa maggiore. E quando passano i Vigili del fuoco con le sirene spiegate, scatta la festa, una passerella d’onore nei confronti degli uomini dello Stato che si sono fatti in quattro, insieme ai cittadini, per ridare la vita a un territorio martoriato che vuole ripartire. E che ce la farà, senza se e senza ma.

[📹 Instagram: tulufg, diego_leonardii; TikTok: monicavalentiniii  nicolo_zama]

Condividi l'articolo sui social: