La Grazia: Paolo Sorrentino e l’umanità come atto supremo

Gràzia, s. f. [dal lat. gratia, der. di gratus «gradito; riconoscente»]. Qualità naturale di tutto ciò che, per una sua intima bellezza, delicatezza, spontaneità, finezza, leggiadria, o per l’armonica fusione di tutte queste doti, impressiona gradevolmente i sensi e lo spirito. Una parola che può essere declinata per le persone, nell’aspetto esteriore; oppure con un significato più determinato, come gentilezza, cortesia, buone maniere nei rapporti con gli altri. O ancora come atto giuridico: il decreto del Capo dello Stato nei confronti di un singolo condannato, con cui la pena inflitta viene condonata in tutto o in parte, o commutata in un’altra specie di pena stabilita dalla legge (causa, quindi, di estinzione della pena e non del reato). Per estensione, domandare grazia, domandare venia, indulgenza.

Questa è solo una parte dell’elenco dei significati della parola “grazia” secondo Treccani. A raccontarla in modo ben più poetico è Paolo Sorrentino con il suo nuovo film La Grazia, che con 2.679.736 euro (dati Cinetel) nel primo weekend segna la miglior apertura di sempre per un film del regista. L’accoppiata con Toni Servillo, stavolta nei panni del Presidente della Repubblica Mariano De Santis, si rivela ancora una volta vincente. Il film racconta una storia costantemente in bilico tra il ruolo istituzionale del Capo dello Stato negli ultimi sei mesi del suo mandato e la sfera privata della sua vita. Due dimensioni che non possono che intrecciarsi, influenzarsi, contaminarsi.

Cos’è, dunque, la grazia? Forse è semplicemente l’animo umano. È il compromesso tra la parte più razionale, quella del giurista, del Presidente della Repubblica, e le sue emozioni più intime. Non l’unione degli opposti, ma la capacità di convivere con i lati più oscuri delle proprie paure e fragilità, e soprattutto di intrecciarli con quelli degli altri. È anche grazie a questa capacità che il Presidente può elargire la grazia. La grazia è l’animo di un giurista d’altri tempi che, prima della fine del mandato, decide di prendere su di sé la responsabilità di firmare la legge sull’eutanasia, riconoscendo il duro lavoro di una figlia coscienziosa e volenterosa. La grazia è la sofferenza di un marito per un tradimento avvenuto quarant’anni prima, da parte di una moglie ormai morta, senza sapere per certo con chi sia avvenuto. La grazia è un uomo d’altri tempi che si concede il suo guilty pleasure di ascoltare la musica di Guè. Apparenti controsensi che in realtà si rivelano tutt’altro che tali, diventando espressioni di una profonda e disarmante umanità. Un’umanità che non si studia sui libri di diritto, ma che nasce dalla grazia, qualunque significato si scelga di attribuirle. Una grazia che il protagonista dispensa agli altri, ma che impara anche a concedere a se stesso. E forse era proprio questa la sfida più grande.

[📸 Instagram: piperfilm.official]

Condividi l'articolo sui social: