La Fondazione Barbara Berlusconi nasce nella primavera del 2025 da una domanda precisa: su cosa vale davvero la pena intervenire per incidere, nel tempo, sulla società? Cultura, educazione e libertà economica sono i tre assi attorno ai quali si sviluppa il lavoro della Fondazione, visti come dimensioni profondamente connesse tra loro.
L’idea di fondo è che una società si trasformi soprattutto attraverso ciò che sceglie di mettere al centro. La cultura costruisce visione e consapevolezza, l’educazione forma le persone e la libertà economica definisce lo spazio nel quale possono esprimersi iniziativa, responsabilità e capacità di innovare. È una prospettiva che porta la Fondazione a intervenire in ambiti diversi, ma accomunati dalla volontà di guardare oltre l’immediato. Una parte significativa del suo lavoro riguarda l’educazione e le trasformazioni che stanno interessando il modo in cui crescono e imparano le nuove generazioni. L’attenzione si concentra, tra gli altri temi, sull’impatto degli strumenti digitali, degli smartphone e dei social media, così come sul sostegno a realtà impegnate nei disturbi dell’apprendimento e nella ricerca di metodi capaci di rendere lo studio più accessibile ed efficace. Il principio è semplice, ma tutt’altro che scontato: investire sui giovani significa intervenire sulla società che verrà. I bambini e i ragazzi di oggi saranno infatti gli adulti di domani, e le condizioni nelle quali crescono, imparano e sviluppano le proprie capacità contribuiscono a determinare il futuro collettivo.
Accanto all’educazione, la Fondazione dedica una parte del proprio impegno alla valorizzazione del patrimonio culturale, con particolare attenzione alle realtà di eccellenza meno conosciute. È in questo ambito che si inserisce il progetto avviato alla Pinacoteca di Brera, dove da fine giugno è iniziato il restauro di due importanti monumenti dello Scalone d’Onore di Palazzo Brera: quello dedicato a Giuseppe Parini, realizzato nel 1838 da Gaetano Matteo Monti, e quello dedicato a Cesare Beccaria, opera del 1837 di Pompeo Marchesi. L’intervento è sostenuto dalla Fondazione Barbara Berlusconi, progettato dal Dipartimento Scultura e Arti Decorative della Pinacoteca di Brera e affidato agli studenti e alle studentesse della Scuola di Restauro di Botticino, sotto la supervisione delle autorità competenti in materia di tutela. Anche in questo caso, il progetto non si limita alla sola conservazione materiale delle opere. Il restauro comincia con una fase di indagini diagnostiche, necessarie a comprendere lo stato conservativo delle sculture e a individuare le alterazioni presenti, alla quale segue una pulitura controllata delle superfici, il consolidamento delle parti più fragili e la revisione delle stuccature, secondo criteri di minimo intervento e di manutenzione programmata.
C’è un elemento che rende particolarmente significativo questo intervento: a lavorare sulle opere sono giovani restauratori in formazione, appartenenti appunto alla Scuola di Restauro di Botticino. Il cantiere diventa così anche un luogo di trasmissione delle competenze, dove la conoscenza teorica incontra la complessità concreta del patrimonio. Gli studenti possono infatti misurarsi direttamente con opere di grande valore storico e artistico, acquisendo esperienza all’interno di un contesto professionale reale. È proprio questa sovrapposizione tra tutela e formazione a raccontare uno degli aspetti più interessanti, a parer mio, della visione della Fondazione Barbara Berlusconi: la profonda attenzione verso il futuro. Molti progetti filantropici legati alla cultura hanno come obiettivo principale la protezione del patrimonio. È una funzione fondamentale, naturalmente, ma il rischio è che la conservazione finisca per diventare un esercizio rivolto esclusivamente al passato: custodire ciò che esiste, senza interrogarsi abbastanza su chi lo riceverà e su come potrà essere utilizzato, studiato e interpretato dalle generazioni successive. Nel caso della Fondazione, invece, il gesto di conservare sembra accompagnarsi costantemente alla domanda su cosa accadrà dopo. Restituire un’opera ai posteri non significa soltanto impedire che venga perduta o danneggiata, significa anche creare le condizioni perché qualcun altro possa conoscerla, studiarla, prendersene cura e magari guardarla con occhi nuovi.
Il progetto di Brera è un esempio particolarmente evidente di questa impostazione: da una parte ci sono due monumenti dell’Ottocento, che vengono studiati e restaurati per preservarne la materia e il significato; dall’altra ci sono gli studenti che lavorano direttamente sulle opere e acquisiscono competenze che potranno portare nel futuro della professione. E infine, c’è il pubblico, al quale verranno restituite queste opere. Il progetto racchiude dunque tre temporalità: passato, presente e futuro, in una concezione della tutela e che è valorizzazione e investimento allo stesso tempo.