Mancava un unico grande sì prima dell’ufficialità e oggi, mercoledì 10 dicembre 2025 è arrivato: la cucina italiana è patrimonio universale dell’UNESCO. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ha ufficialmente autorizzato l’aggiunta della cucina italiana alla lista dei patrimoni culturali immateriali dell’agenzia, dandole il riconoscimento che meritava. Una decisione che arriva dopo una lunga trafila burocratica iniziata nel 2023, ma che certifica nero su bianco una cosa che sapevamo forse da quando siamo nati, almeno noi italiani: che come la nostra cucina c’è poco altro nel mondo.
E non ci riferiamo – anzi, scusate se siamo di parte -, semplicemente ai piatti e ai prodotti. Nemmeno alla famosa dieta mediterranea e all’incredibile varietà che ogni regione d’Italia regala ai suoi visitatori e abitanti. Qui parliamo di abitudini e tempo, qualcosa che non ha un valore semplice da definire in punti di PIL, o in poche righe. Di tavolate infinite in famiglia o di cene importanti con le persone del proprio cuore. Di pranzi di lavoro o di spuntini nel bar di fiducia. Sulle tavole e nei piatti abbiamo conosciuto la nostra storia. Delle città in cui siamo passati per caso o delle nostre origini. Grazie alle ricette, spesso tramandate, spesso rielaborate, che come una torcia olimpica sono passate di mano in mano, di palato in palato.
Sono poche le cose su cui scherzare con noi italiani. E una di queste è la cucina. Un rigore quasi religioso con pochi capisaldi: la pasta al dente, la pizza senza l’ananas, la tavola numerosa. Com’è avvenuto in infinite occasioni, facendo innamorare anche chi veniva a visitarci in vacanza. Onnivoro, vegetariano o vegano che fosse. Ce n’è per tutti i gusti, in ogni posto, che sia davanti a un barbecue, a un risotto mantecato o a una polenta. Dalle trattorie ai bar, dalle osterie alle paninoteche. Siamo nati con la cucina italiana, ci siamo innamorati grazie a lei, abbiamo passato momenti indimenticabili. Per questo fa piacere che l’UNESCO abbia reso universale un qualcosa che già sapevamo: e cioè che, non ce ne vorranno gli altri Paesi, come la cucina italiana non c’è niente.
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