Le calzature Made in Italy potrebbero presto conquistare un riconoscimento storico. È stato infatti avviato il progetto che mira a far inserire l’arte calzaturiera italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, un traguardo che valorizzerebbe uno dei simboli più rappresentativi dell’eccellenza manifatturiera nazionale.
L’iniziativa è stata promossa da Assocalzaturifici insieme a Museimpresa, Cercal e Politecnico Calzaturiero, con l’obiettivo di tutelare e tramandare un patrimonio di conoscenze che da decenni distingue l’Italia nel panorama internazionale. Alla base della candidatura c’è la volontà di riconoscere il valore culturale di un settore che va ben oltre la semplice produzione industriale: dietro ogni calzatura italiana si intrecciano infatti competenze artigianali, ricerca stilistica, innovazione tecnologica e una forte connessione con i territori in cui queste tradizioni si sono sviluppate nel tempo.
Un passaggio chiave del percorso è previsto per l’11 giugno, quando al Ministero delle Imprese e del Made in Italy verrà ufficializzato il Comitato Promotore incaricato di guidare la candidatura. Il progetto coinvolgerà non solo aziende e istituzioni, ma anche tutte le figure professionali che contribuiscono quotidianamente alla realizzazione delle calzature: artigiani, tecnici, designer, formatori e operatori del settore.
Secondo i promotori, l’obiettivo è preservare un insieme di saperi, tecniche e pratiche che hanno contribuito a costruire la reputazione del Made in Italy nel mondo e che continuano a evolversi grazie all’incontro tra tradizione e innovazione. Se la candidatura dovesse andare a buon fine, l’arte della calzatura italiana potrebbe diventare la prima realtà legata specificamente a questo settore a ottenere il prestigioso riconoscimento UNESCO. Ad oggi, infatti, i patrimoni già inseriti nelle liste dell’organizzazione riguardano principalmente tradizioni e lavorazioni del comparto tessile, mentre il mondo delle calzature non ha ancora ricevuto un analogo riconoscimento.
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