Klotho, la proteina legata alla longevità in grado di regolare la qualità dell’invecchiamento

Prodotta sia dal corpo umano che da quello animale, il klotho è una proteina che, secondo quanto affermato da numerosi studi, sembrerebbe correlata nientemeno che al processo di invecchiamento. Identificata alla fine degli anni ’90 da ricercatori giapponesi – tra cui il dottor Makoto Kuro-o – che videro come i topi che avevano una produzione di questa proteina ridotta vivevano meno e sviluppavano un invecchiamento accelerato su tutti i fronti, sia a livello del pelo che degli organi interni, il potenziale anti-invecchiamento del klotho venne poi scoperto intorno al 2018. Come racconta Ascanio Polimeni, medico specializzato in psiconeuro-endocrinoimmunologia, il termine “klotho” sarebbe stato scelto per tale proteina poiché si rifà al nome di una delle figlie di Zeus, in particolare una delle tre dee gemelle, Klotho, Lachesis e Atropos che gestivano le sorti dei comuni mortali. Anche il klotho, infatti, sarebbe parzialmente in grado di decidere la nostra sorte, regolare la nostra aspettativa di vita e anche la qualità dell’invecchiamento.

I benefici del klotho, afferma Polimeni, secondo numerosi studi si rifletterebbero anche negli uomini sotto forma di: minori problemi di peso, minore sviluppo di cellule tumorale, minor calo della massa muscolare, minore osteoporosi e un’aspettativa di vita maggiore e in maniera più attiva. Per questo motivo, oggi, il klotho si può definire come una delle proteine legate alla longevità e a una migliore qualità dell’invecchiamento.

Attualmente, tale proteina non si può somministrare ma, al contrario, se ne può stimolare la produzione. In quanto correlata allo stile di vita, pare infatti che le persone più stressate e che tendono a mangiare male, ad esempio, potrebbero facilmente tendere ad una depressione dei livelli di klotho, al contrario di persone che assumono pochi carboidrati, mangiano in modo sano e non vivono una vita troppo sedentaria. Essendo infatti prodotto soprattutto a livello dei muscoli, dei reni e del cervello, il klotho viene anche stimolato dalla pratica di attività soprattutto aerobiche ad alta intensità. La correzione dello stile di vita – con dieta prevalentemente antinfiammatoria e migliore qualità del sonno – è quindi fondamentale per poter avere una produzione del klotho ottimale.

Non potendolo usare come terapia perché ancora in fase sperimentale, tale proteina si può però stimolare o integrare, ad esempio con la vitamina D, testosterone, integratori che appartengono alla famiglia di polifenoli, piante come l’angelica sinensis e alcuni farmaci “antiaging” studiati dalle università americane come geroprotettori, ovvero sostanze in grado di combattere le malattie che caratterizzano la terza età.

Ma un esempio pratico relativo all’importanza del klotho si evincerebbe anche da una delle notizie che, di recente, hanno circolato non poco a livello internazionale. Se avete sentito parlare di Bryan Johnson, infatti, ne conoscerete senza dubbio anche l’ossessione per l’invecchiamento. Nonostante i suoi 45 anni, grazie a un’equipe di medici specializzati, a una rigidissima routine giornaliera e ai 2 milioni di dollari che investe all’anno, il magnate dell’hi-tech sarebbe stato in grado di riportare il suo aspetto e i suoi organi ai molti anni addietro. Inoltre, secondo quanto riportato, pare che proprio tenendo alto il suo indice alpha klotho, in cinque mesi Johnson avrebbe abbassato la sua età fisica a 21 anni.

[📷 Instagram: ageofadaline; studiopolimeni.com]

Tags: Klotho , Ascanio Polimeni