Kamala Harris paragona la sentenza contro “Roe vs Wade” della Corte Suprema sull’aborto alla schiavitù

La vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Kamala Harris, non usa mezzi termini e ci va giù pesante: il divieto all’aborto è come la schiavitù, dice al convegno della National Association for the Advancement of Colored People (NAAC), perché «rivendicano la proprietà dei corpi umani». Secondo la vicepresidente il gesto della Corte Suprema è contro il popolo americano che vuole avere la libertà, con il proprio corpo, di scegliere secondo coscienza. «Per la prima volta da generazioni, la Corte Suprema degli Stati Uniti, la più alta corte della nostra terra, l’ex corte di Thurgood Marshall, ha preso un diritto costituzionale che era stato riconosciuto dal popolo americano, dalle donne dell’America». 


La reazione di Kamala Harris arriva a un mese dalla decisione della Corte Suprema, che ha ribaltato la storica sentenza “Roe vs Wade” che ha stabilito come il diritto all’aborto fosse un diritto costituzionale. La sentenza conferisce ai singoli Stati americani il potere di stabilire le proprie leggi sull’aborto, annullando di fatti la sentenza, che per quasi mezzo secolo aveva consentito l’aborto entro 24 settimane di gravidanza. «Sappiamo, in NAACP, che il nostro Paese ha una storia di rivendicazione di proprietà sui corpi umani e oggi i cosiddetti leader estremisti criminalizzano i medici, punendo le donne dalle decisioni sanitarie per loro stesse. Decisioni personali, che sono nel loro diritto, da prendere in consultazione con il proprio medico, il proprio pastore, il proprio sacerdote, il proprio rabbino, i propri cari. Non è il governo che le dice cosa fare», conclude.

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