JW Anderson porta la SS25 a Londra, tra abiti strutturati e intrecci

«I’m obsessed», recita quasi incessantemente la soundtrack dello show dedicato alla Spring Summer 2025 di JW Anderson, che è andato in scena oggi, domenica 15 settembre 2024, durante la London Fashion Week. Sì, siamo tutti obsessed da Jonathan Anderson, il designer britannico che si divide tra la direzione creativa della sua casa di moda e di Loewe, portando in scena, stagione dopo stagione, collezioni che lo hanno proclamato “il designer dei record” e che lo hanno regolarmente affermato in cima alle classifiche dei brand più amati sia dalla critica che dal pubblico.

E questa collezione non è da meno, andata in scena in una galleria d’arte della capitale britannica, un luogo che dimostra ancora una volta un racconto, da parte di Jonathan Anderson, che non parla solo di moda, ma anche di tutte le forme artistiche che caratterizzano la bellezza, non per forza convenzionale. Dalle vetrate della galleria, che danno sulla strada, si vedono infatti gli iconici autobus rossi di Londra passare sullo sfondo, e persone che si affacciano per cercare di intravedere cosa sta succedendo oltre il vetro. La vita vera, insomma. 

Quando si parla di Jonathan Anderson, quello che ci si aspetta è sempre qualcosa in più, una riflessione che abbracci la contemporaneità trasportandoci però anche nel futuro, per farci scoprire cosa accadrà, oltre a come ci vestiremo. E lo ha fatto anche oggi, attraverso il suo approccio quasi surrealistico e sicuramente all’avanguardia, ma sempre dall’animo British. Il suo lavoro sulle silhouette continua, dopo avercene dato un assaggio già nel corso scorse collezioni: strutturate, imponenti, a volte esagerate tanto da risultare quasi ironiche, alternate a una maglieria minimale che ripristina gli equilibri. Ingrandendo e rimpicciolendo, il macro gioca con il micro, il fatto con il disfatto. 

Abbiamo davanti il connubio perfetto tra rigida e fluidità, con minidress in pelle dove il volume e la ricerca dei colori, un altro dei punti forti del designer, sono protagonisti. Non mancano i capispalla, in tessuto tecnico, anche loro in versione minidress, ma a stupire sono le gonne in pelle, che richiamano la forma del tutù di una ballerina, mantenendo la rigidità del materiale. Tutto diventa macro, non solo le silhouette, ma anche la lavorazione tessile, che appare come un meraviglioso pattern di intrecci che caratterizza diversi abiti. È proprio la materialità degli abiti a base della ricerca del design di JW Anderson, volta a stabilire confini precisi come atto liberatorio: un solo tessuto, il raso di seta; un solo filato per la maglieria, il cashmere; un solo tipo di pelle, il vitello; un solo tipo di ricamo, le paillettes; il pizzo come unica decorazione. Da questa agenda ristretta ne scaturisce un’esplorazione della bellezza moderna. 

Le lavorazioni a intarsio donano fluidità ai look, con movimenti unici ad ogni passo delle modelle che li indossano. I punti di maglia si trasformano in giganteschi intrecci, un fiocco si gonfia fino a raggiungere proporzioni enormi, un lembo si sbilancia e disegna la forma di una gonna, una coperta viene drappeggiata in un abito, una gonna è perfettamente rotonda e sospesa. Ai piedi, stivaletti che cadono storti sulla caviglia come passe-partout, come anche la loafer bag svelata dal designer negli scorsi giorni. Infine, l’ultimo minidress, bianco, con un testo stampato. Una pagina bianca con scritte le parole del critico Clive Bell riguardo arte ed estetica, come rivelato da Jonathan Anderson a fine show. Possiamo dire di essere ufficialmente obsessed da questa collezione?

[📸 Courtesy of JW Anderson]

Condividi l'articolo sui social: