Probabilmente avremmo dovuto capirlo già dall’annuncio della location, la storica sede di Piazza Castello a Milano. Con oggi, 24 settembre 2025, Jil Sander ha debuttato ufficialmente con la prima collezione del nuovo direttore creativo Simone Bellotti, che ha portato in passerella la stagione Spring Summer 2026 dopo un primo assaggio della sua visione comunicato quest’estate, attraverso l’EP di Bochum Welt, Shades.
Per inaugurare il nuovo corso del brand Bellotti riparte da zero, dai codici più identificativi e riconoscibili con cui la designer tedesca Heidemarie Jiline Sander, detta semplicemente Jil, si impose, si impose nella moda nella seconda metà degli anni ’70 e trovando la sua definitiva consacrazione negli anni ’90. Gli anni ’90 del minimalismo a tratti nichilista, poetico e decostruito, scarno e tagliente, incisivo come non mai e soprattutto destinato a lasciare per sempre un segno indelebile nella storia del costume contemporanea, furono terreno fertile per la stilista che, dopo una serie di traversie, ha lasciato le redini della maison omonima, tornando saltuariamente a prenderne il controllo.
Dopo di lei si sono susseguiti nomi come Raf Simons, Rodolfo Paglialunga, la coppia formata da Luke e Lucie Meier e ora Simone Bellotti. Forte di esperienze in brand come Bottega Veneta, Dolce&Gabbana e Bally, che ha saputo riportare alla ribalta, Bellotti ha preso in mano l’eredità di un marchio colonna portante del minimalismo e per farlo è tornato indietro di circa vent’anni. La sua tela bianca, che ritroviamo anche nella scenografia asettica dello show, ha scelto di evolversi man mano con una collezione che è un tributo alla visione originale, autentica e quanto mai fedele della sua founder.
Uno show che profuma di nostalgia che tuttavia non vuole crogiolarsi nel ricordo ma che si impone più viva che mai, ripercorrendo i tratti essenziali di un marchio iconico ma anche una dicotomia interessante e contemporanea, tra sensualità e rigore, costruzioni architettoniche e tagli vivi che si ispirano all’arte di Lucio Fontana, “armature e nudo” come ha dichiarato lo stesso designer. Contrasti che nella loro concretezza tattile mantengono una certa impalpabile leggerezza, ricordando l’importanza di guardare all’archivio per poter andare avanti.
Una collezione uomo e donna che si snoda in una serie di total look “puri” ma che non hanno paura di sperimentare. C’è una nota stonata in uno spartito funzionale e che serve da contraltare per ricordarci l’importanza di un dettaglio al di là di tutto. Ed ecco che la praticità utilitaristica tedesca incontra l’eleganza senza tempo ma anche una sana dose di “unconventional beauty” che serve a tratteggiare la filosofia di Jil Sander, ieri come oggi. Ed ecco che le pencil skirt da signora borghese si abbinano a crop pull, collant pesanti e stringate basse, contravvenendo al cliché della femminilità più stereotipata.
Il suit da uomo è slim, essenziale, con giacche monopetto da indossare senza bisogno di layering o altri accessori. Si bastano da sole, in una sfilata dove “riempire” è un atto più concettuale che materico. La pelle, tagliata a vivo, è come una lama sottilissima ma capace di colpire efficacemente, texturizzata a lucido e rivisitata nelle giacche quanto nelle gonne, che presentano tagli chiaramente ispirati a Lucio Fontana. Trenchcoat e abiti “divisa”, portabili in ogni occasione con quella discrezione che trasuda eleganza ma anche impegno, si alternano a dettagli cut-out geometrici che rivelano la lingerie in un contrasto sempre vivo tra dimensione privata e pubblica, capaci di trovare una connessione autentica e senza che nessuna delle due parti sovrasti l’altra in modo trionfale. È un gioco di equilibri che ritroviamo anche nella palette colori, dal bianco assoluto al Blue Klein, dal rosa pastello alla scala di grigi, passando per nuance nude e tocchi vivi di rosso.
Il denim resta una parte importante delle uscite maschili, prediligendo fit dritti e senza tempo ma abbinati a maglieria crop, così come l’underwear mostrato seducentemente sotto giacche luminescenti ma sofisticate. E ancora naked dress in tessuto sheer dai colori intensi e lirismi scultorei che non rinunciano a svelare il corpo con grazia senza tempo. Il debutto di Simone Bellotti è una dichiarazione d’amore pura e diretta all’identità di Jil Sander ma rappresenta anche il desiderio, più che mai giustificato, di voler ripartire dal core di un brand senza forzarlo a tutti i costi a essere qualcosa che non è e non sarebbe mai voluto essere. La libertà di essere coerenti, ieri come oggi.
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