Manca sempre meno all’uscita di Springsteen: Deliver Me from Nowhere, il biopic su The Boss con Jeremy Allen White protagonista, atteso nei cinema italiani il 23 ottobre 2025. Le aspettative attorno a questo film sono altissime: a Jeremy, infatti, è stato affidato il ruolo principale e il compito di raccontare un capitolo della vita di uno dei cantautori più iconici del nostro secolo.
Una missione decisamente ambiziosa, che tuttavia si sposa perfettamente con il talento cristallino di Jeremy. Dopo il successo di Shameless, After Everything e The Bear, la sua versatilità è ormai evidente agli occhi di tutti. Anche a quelli di Scott Cooper, il regista del biopic, che ha voluto lui come attore protagonista fin dal primo momento, credendo nelle sue capacità ancora prima che Jeremy stesso accettasse il ruolo.
«Scott mi chiese di ascoltare Nebraska. Probabilmente erano passati dieci anni dall’ultima volta che avevo sentito quella canzone. L’ho chiamato subito dopo e mi ha detto che gli sarebbe piaciuto che interpretassi Bruce», ha spiegato a British Vogue.
«(…) Ammiro Bruce da tanto tempo, ma credo che semplicemente non ne fossi sicuro. Quando accetto un lavoro, voglio essere certo di essere la persona giusta per quel ruolo. Non credo che tutti siano adatti a ogni parte. Non avevo mai avuto alcuna formazione nel canto, né avevo mai suonato la chitarra, e sapevo che sarebbe stato un aspetto importante.
Ma Scott mi ha mandato la sceneggiatura, e allora ho capito che il film si sarebbe concentrato su un periodo specifico della vita di Bruce: quello in cui era un uomo che guardava oltre il baratro, si poneva moltissime domande, dubitava di tutto e viveva nella paura. Non conoscevo quel periodo della sua vita. Ci ho pensato per circa una settimana: ero entusiasta, ma anche prudente. Poi Scott mi ha detto: “Bruce vuole davvero che tu lo faccia”. E io ho pensato: “Va bene, se lui crede che io sia la persona giusta e che possa dare qualcosa, allora dovrei provarci”».
Ha poi raccontato il suo primo incontro con Springsteen, avvenuto a Wembley durante il soundcheck del suo concerto: «È stato molto onesto e disponibile fin dall’inizio», ha detto, sottolineando come il supporto e l’approvazione di Bruce siano stati fondamentali per la buona riuscita del progetto.
Grazie a questo film, Jeremy ha imparato a suonare, ma soprattutto a cantare: «Abbiamo pre-registrato gran parte della musica, ma c’è anche della musica dal vivo, specialmente nella casa di Colts Neck, dove Bruce registrò Nebraska. Ho registrato Born in the U.S.A. nella stessa sala in cui la eseguiamo nel film, una settimana prima dell’inizio delle riprese principali. È una canzone così fisica e difficile da cantare che ho perso completamente la voce».
Nel film, vedremo Jeremy indossare alcuni capi originali di Bruce: «Indosso un paio di vestiti autentici: una camicia di flanella blu e, la mia preferita, una camicia bianca Triumph che porto in una scena finale, quando vado dal terapeuta. Ho pensato: “Se c’è un momento in cui provare a sentirmi il più vicino possibile a Bruce, è proprio quello”». Abiti che, anche se utilizzati solo sul set, hanno ispirato i look di Jeremy durante le première e le più recenti apparizioni pubbliche: «Bruce aveva, e ha ancora, un grande stile. Penso che sia una fonte di ispirazione da cui attingere».
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