Irama trasforma l’Arena di Verona in casa sua (con tanti amici)

Vi ricordate quando a un certo punto, nel primo Back to The Future, il buon Marvin Berry durante il ballo della scuola faceva sentire al telefono Marty McFly scatenarsi in un assolo sulle note di “Johnny B. Goode”? Ecco, ieri sera ho avuto un déjà vu. All’Arena di Verona non eravamo solo in migliaia di persone per il concerto di Irama. Ma c’era anche una simpatica signora che per tutta la prima parte del live ha voluto chiamare alcuni suoi cari mostrandogli quanto stava succedendo sul palco. Una scena consueta, che però visto lo svolgimento mi ha fatto sorridere. E pensare che magari una delle frasi che la signora avrà detto alle persone chiamate potrebbe essere stata: “You know that new sound you’re looking for? Well listen to this”.

Filippo Maria Fanti, in arte Irama, non imbracciava uno strumento musicale, ma ne possedeva uno comunque prezioso, per cui la pratica serve, ma è soprattutto il destino che decide: la voce. E la sua è giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, tra le più riconosciute in Italia. Un marchio di fabbrica che in circa 10 anni di carriera lo ha visto sperimentare qualsiasi cosa. Ritmi più latineggianti, ballad pure, canzoni riflessive cantautoriali, hit da radio o da spiaggia. Canzoni che però, in un modo o in un altro, quasi tutti hanno sentito e conoscono. Perché la musica è una casa e vuoi o non vuoi ospita chiunque. Anche chi mugugna di fronte al solito tormentone o alla canzone del momento. Ecco, Filippo aka Irama ha voluto trasformare l’Arena di Verona in casa sua. Ma non tanto per dire. Per davvero.

Sul palco di uno dei templi più sacri della musica l’artista nato a Carrara ha costruito letteralmente un’abitazione. Con una soffitta, un giardino, la camera da letto, la zona giorno. Ha aperto la porta a tutti. Ai suoi fan, che hanno riempito l’Arena. Ai suoi colleghi, tanti, che hanno collaborato con lui nell’arco di questi anni. Ma soprattutto alla musica, religione assoluta, stella cometa del percorso del cantautore nemmeno trentenne. Perfettamente centrato, coerente con il luogo e il suo momento, alle soglie del suo quarto disco da solista “Antologia della vita e della morte”, in uscita il 17 ottobre. Rispetto ai palasport Irama ha sfruttato nella sua totalità un luogo così iconico, lavorando soprattutto sulla verticalità. Della scenografia, ma anche di una scaletta che come un tracciato elettrocardiografico – o come le oscillazioni di Piazza Affari negli ultimi tempi – ha fatto alzare i battiti cardiaci e il ritmo della serata, alternando alle ballate che tanto gli riescono bene.

Entrato con un completo impeccabile, con tanto di cravatta, Irama si è “Lentamente” – canzone da cui è partito – spogliato. Non solo in quanto a indumenti, ma anche emotivamente. Merito di una scaletta che è ormai una garanzia. “5 gocce”, “Un giorno in più”, “Mediterranea”, “Nera”, “Ali”, “Crepe”. Solo alcune delle 25 canzoni che per oltre 2 ore hanno fatto vibrare Verona, in una data che non è mai come le altre. Forse per questo Irama, ieri sera, si è trasformato in ciò che voleva. Anche in un romantico Romeo, nella città di Giulietta, mentre cantava sul “palco reale”, prima di raccogliere l’abbraccio dei suoi fan direttamente in platea. O in un padrone di casa amorevole, che si è preso cura dei suoi ospiti. Come Elodie, mozzafiato sulle note della più recente “Ex”. Ma anche Rkomi, con cui Irama ha fatto un disco, in “Luna Piena”. Noemi in “La Ragazza Dal Cuore Di Latta”, Dardust per “La Genesi Del Tuo Colore” e infine Arisa, con cui ha replicato “Say Something”, tanto apprezzato nella serata dei duetti dell’ultimo Festival di Sanremo.

Grandi classici, grandi sorprese e grandi novità. Se è vero che Irama ha aperto le porte di casa sua, non poteva esserci luogo migliore per presentare e far ascoltare per la prima volta tre nuove canzoni che usciranno tra pochi giorni nel nuovo album, come “48 Ore”, “Circo” e l’emozionante “Mi mancherai moltissimo”. Sembra un addio, ma è solo un arrivederci. Perché nonostante la porta di “Casa Irama” a Verona si sia chiusa, un portone sta per aprirsi dietro l’angolo. Non solo per il disco ormai in uscita, ma anche perché un appuntamento meraviglioso c’è già ed è di quelli importanti: 11 giugno 2026, Stadio San Siro di Milano. Che vedrà aggiungere al suo lunghissimo citofono anche il nome di Filippo Maria Fanti.

[📸 © Lorenzo Galli / Mattia Vaccari]

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