Una mostra dalle mille sfumature, capace di riflettere la personalità poliedrica della sua protagonista. Dal 26 febbraio al 22 giugno 2025, nelle suggestive sale di Palazzo Reale a Milano, sarà possibile ripercorrere l’arte e la storia di Leonor Fini, artista enigmatica e visionaria, che è riuscita ad affermarsi in un contesto prevalentemente maschile grazie al suo straordinario talento e a una personalità fuori dagli schemi.
La mostra “Io sono LEONOR FINI”, curata da Tere Arcq e Carlos Martín, celebra l’eclettismo e il genio di questa indimenticabile artista, ricostruendo le tappe fondamentali della sua carriera e le influenze che hanno plasmato la sua visione, in un percorso che intreccia Italia e Francia.
A ispirare il titolo dell’esposizione è stata una citazione della stessa Fini: «Sono una pittrice. Quando mi chiedono come faccia, rispondo: “Io sono”». Un’affermazione identitaria che incarna perfettamente la sua vena creativa e ribelle, lontana dalle convenzioni, capace di dare forma a un immaginario visivo e concettuale ancora oggi attuale.
L’esposizione presenta oltre 100 opere, tra dipinti, disegni, fotografie, costumi e video, articolate in un percorso di nove sezioni tematiche che spaziano dalla pittura alla moda, dalla letteratura al teatro. In una di queste sezioni sono esposti bozzetti, figurini e un costume disegnato da Fini, provenienti dall’Archivio Storico Artistico del Teatro alla Scala, testimonianza del suo immenso contributo al mondo dell’arte.
Pittrice, costumista, scenografa, illustratrice e performer, per Leonor Fini l’essere rappresentava la somma delle infinite possibilità del fare. Un concetto complesso, che riusciva però a veicolare con straordinaria efficacia attraverso le sue opere. Ce lo hanno raccontato i curatori della mostra, Tere Arcq e Carlos Martín, che abbiamo avuto il piacere di intervistare.


I curatori Tere Arcq e Carlos Martín ci raccontano la mostra a Palazzo Reale
Com’è nata l’idea di rendere omaggio a Leonor Fini e come è strutturato il percorso espositivo a Palazzo Reale?
«L’idea è nata perché, come curatori, una delle nostre linee di ricerca è il Surrealismo e, in particolare, il lavoro delle donne in questo contesto. Abbiamo notato che, nonostante il proliferare di mostre dedicate a quel periodo, Leonor Fini veniva spesso dimenticata. Abbiamo quindi deciso di restituirle l’attenzione che merita, portandola nuovamente al grande pubblico».
«Nel percorso espositivo, i visitatori troveranno oltre cento opere di Leonor Fini, realizzate con tecniche diverse, affiancate da libri illustrati, fotografie, video e citazioni dell’artista. Per noi era fondamentale che la sua “voce” accompagnasse il pubblico lungo tutto il percorso».
Leonor Fini è stata un’artista estremamente poliedrica. Come avete scelto quali aspetti della sua carriera mettere in evidenza?
«Abbiamo voluto mostrare come Fini, pur essendo principalmente una pittrice, non vedesse confini tra i diversi mezzi espressivi. Fin dall’inizio, quindi, ci è sembrato essenziale esporre i libri che ha scritto e illustrato, i costumi e il design di mobili, ma soprattutto il modo in cui ha costruito la propria immagine pubblica attraverso fotografie che la ritraggono con abiti e maschere da lei stessa ideati».
Leonor Fini e l’arte di rimanere sempre attuale
La mostra “Io sono LEONOR FINI” porta i visitatori in un viaggio alla scoperta di questa artista, restituendo nuova luce al suo lavoro e rivelandone il carattere più profondo. Nel corso della sua carriera e attraverso le sue opere, Leonor ha affrontato temi di indubbia importanza come il genere e l’identità, ma ha anche interrogato i modelli consolidati di famiglia, le differenze e le affinità tra il mondo maschile e femminile.
Quali sono i temi sociali che emergono da questa mostra?
«Molti. Il lavoro di Fini è estremamente attuale. I principali temi affrontati sono la trasformazione dei ruoli tradizionali di genere, lo sguardo femminile sui corpi maschili e femminili e la costruzione dell’identità pubblica in contrasto con il sé più intimo. Inoltre, la mostra esplora nuove concezioni di famiglia e relazioni affettive, riflettendo il modo in cui Fini ha rappresentato la propria vita privata nella sua arte».
Leonor Fini è sempre stata enigmatica e indipendente, capace di infrangere le regole. Questo aspetto del suo carattere emerge dalla mostra?
«Assolutamente sì. Per lei, essere enigmatica e indipendente erano due facce della stessa medaglia. Aveva un controllo totale su ciò che voleva mostrare in pubblico, e questo è uno dei modi più efficaci per infrangere le regole: non essere mai completamente trasparenti, ma affermare “questo è ciò che sono” e “questo è ciò che voglio mostrare di me”, rifiutando così il ruolo di musa o modella in cui le donne sono state tradizionalmente confinate nelle società patriarcali. Il nostro ruolo come curatori è svelare, con il massimo rispetto e ammirazione, l’artista e la persona dietro le sue opere».
Dentro le nove sezioni tematiche della mostra
Cosa raccontano le nove sezioni tematiche che compongono la mostra?
«Affrontano diversi temi: dai ricordi d’infanzia, che riecheggiano in tutta la sua arte, al suo rapporto con il Surrealismo; dalla sua visione della morte, del corpo e della sessualità al suo sguardo peculiare sui corpi maschili e femminili. Inoltre, esplorano il suo interesse per i rituali e per forme eterodosse di conoscenza e spiritualità, senza dimenticare il suo contributo al design di costumi e scenografie per l’opera, il balletto e il cinema».
Sono presenti prestiti esclusivi, magari da collezioni private?
«Sì, ci sono prestiti da istituzioni come il Museo Mario Praz di Roma, il Teatro alla Scala, il FAMM di Mougins, il Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra, il Museo Revoltella di Trieste, il MASI di Lugano, il West Dean College di Chichester e altri. Tuttavia, questa mostra non sarebbe stata possibile senza la collaborazione di collezionisti privati, poiché le opere di Fini sono ancora poco rappresentate nelle collezioni pubbliche. Questo arricchisce l’esposizione, perché molte delle opere in mostra sono state esposte raramente (se non mai) prima d’ora».


Perché Leonor Fini rimane una figura rilevante? Qual è la sua eredità artistica?
«Fini è una figura di grande rilievo, ma necessita ancora di maggiore riconoscimento. Il presente l’ha resa attuale e il futuro la renderà sempre più importante. La sua più grande eredità è proprio questa: essere nata avanti rispetto ai suoi tempi e permetterci oggi di interpretarla con una consapevolezza nuova».
C’è qualche aneddoto o curiosità su Leonor Fini che avete scoperto durante l’allestimento della mostra e che volete condividere con noi?
«Tantissimi! Uno molto divertente è che, come abbiamo potuto confermare grazie agli straordinari restauratori con cui abbiamo lavorato, la maggior parte dei suoi dipinti contiene peli di gatto intrappolati nella pittura. Questo perché Fini dipingeva sempre in casa e ha vissuto per tutta la vita circondata da decine di gatti!».
[📷 Courtesy Of PCM Studio]