Inés Rau e Kylian Mbappé: quando amare una ragazza transgender è considerato (ancora per molti) un problema

“Che male c’è? Che c’è di male?”, cantava Pino Daniele. E a leggere sui social i commenti, pensieri e battute su Kylian Mbappé ci facciamo la stessa domanda. Qual è il problema? Il problema è che il campione della Nazionale francese e del Paris Saint-Germain sarebbe legato sentimentalmente alla modella transgender Inés Rau. 32 anni, di Parigi, è comparsa sulla copertina di Playboy come prima (o tra le prime) playmate transgender. I due sono stati immortalati insieme lo scorso maggio e da lì sono partite le voci sulla presunta relazione (mai confermate ufficialmente), riaccese in questi giorni durante i Mondiali di calcio.

E con le voci anche le battute transfobiche, di scherno, presa in giro. Ma come? Direte voi, è un problema che un uomo abbia una relazione con una modella transgender? Purtroppo sì. Non staremo qui a fare i John Lennon della situazione cantando “Love is free, free is love”, ma questa situazione denota come le battaglie per l’accettazione completa della società rispetto a questi temi siano ancora necessarie. Commenti come «Chissà cosa ha sotto la gonnellina la tua fidanzata», «Stasera Mbappè si prende il caz*o della vittoria dalla sua ragazza», hanno stancato, oltre a non essere più ammissibili. Qui non c’è ironia, ma giudizio sulla vita altrui e discriminazione. Discriminazione che casualmente avviene su un personaggio noto, che gioca a calcio. Un mondo che su questi temi non brilla.

Il fatto che, ad esempio, i calciatori apertamente omosessuali si possano contare sulle dita di una mano dimostra la sintomaticità del clima che si respira in questo mondo. Lo avevamo visto con il finto “coming out” di Casillas che disse di essere stato hackerato e con la risposta di Puyol, che invece parlò di ironia. Ma badate bene: non c’è proprio niente da ridere. Così come per le “battute” discriminatorie su Kylian Mbappé e Inés Rau. Bisognerebbe tutti ripassare la definizione di amore: «Sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia», dice la Treccani. Un concetto così limpido che non dovrebbe meritare (in teoria) alcuna discriminazione.

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