All’Hoxton, nel cuore di Shoreditch, ho avuto subito la sensazione di entrare in uno di quei luoghi che raccontano Londra meglio di qualsiasi guida. Un mix di energia creativa, ritmo urbano e quell’atmosfera tipica che si respira tra Brick Lane e le vie circostanti, dove tutto sembra in movimento continuo ma allo stesso tempo incredibilmente coerente. Dentro The Hoxton Shoreditch, invece, questo equilibrio si amplifica: è un hotel che riesce a essere sofisticato senza perdere spontaneità, contemporaneo senza risultare costruito. È qui che Meta Platforms ha scelto di farmi entrare, insieme ad altri ospiti tra talent e stampa, in qualcosa che non è stato semplicemente un evento, ma un’esperienza vera e propria.
Il rooftop del Llama Inn era il punto perfetto per farlo: vista aperta sulla città, musica che riempiva lo spazio senza invaderlo, e una luce londinese che a un certo punto ha iniziato a scaldarsi fino al tramonto. Lì ho capito che non si trattava della classica presentazione di prodotto, ma di un invito a entrare dentro il mondo delle Meta Glasses. La prima cosa che ho fatto è stata scegliere la montatura. E sembra banale, ma non lo è: perché per la prima volta non stavo guardando un dispositivo tecnologico, ma un oggetto che volevo davvero indossare. È stato in quel momento che ho iniziato a capire il cambio di paradigma di cui tutti parlano.
Poi, grazie al supporto di addetti specializzati, ho scaricato l’app Meta, ho creato il mio profilo, e tutto è diventato immediato. Nessuna barriera, nessuna sensazione di “sto imparando qualcosa di complicato”. Solo un passaggio naturale. E quando ho iniziato a usarli davvero, ho avuto una sensazione difficile da spiegare: leggerezza. Scattare foto senza tirare fuori il telefono, registrare video in modo istantaneo, ascoltare la mia musica su Spotify mentre mi muovevo nello spazio, rispondere a messaggi, fare chiamate, tradurre conversazioni in tempo reale. Tutto succedeva senza interrompere il momento, senza spezzare il flusso di ciò che stavo vivendo.
Anche i piccoli gesti – come lo swipe sull’asticella per regolare il volume – contribuivano a questa sensazione quasi “invisibile” della tecnologia. Come se fosse sempre lì, ma senza mai imporsi. La cosa che mi ha colpita di più, però, non è stata una funzione specifica. È stato il modo in cui tutto si è tenuto insieme. Per la prima volta non avevo la percezione di usare un dispositivo, ma di vivere un’esperienza aumentata in modo naturale. E lo dico senza esagerare: io non mi sono mai sentita una persona particolarmente tech, eppure qui non c’era nulla di complicato. Solo immediatezza. Poi ci siamo spostati all’esterno, sul terrazzo. Ed è qui che la serata ha preso definitivamente vita.


Il DJ set, la luce che cambiava sullo skyline di Londra, la brezza calda – insolita per la città – e le persone che iniziavano a provare, ridere, confrontarsi sugli occhiali come se fossero già parte di noi. Abbiamo personalizzato cordini con perline colorate, scattato polaroid istantanee con gli occhiali indossati, vissuto piccoli momenti che sembravano secondari ma che in realtà completavano il senso dell’esperienza: la tecnologia che diventa relazione, gioco, identità.
Quando il sole è sceso dietro la città, ho avuto una sensazione molto chiara: qualcosa stava cambiando davvero. Non solo nel prodotto, ma nel modo in cui pensiamo lo stile, gli accessori, e il nostro rapporto con ciò che ci circonda. I Meta Glasses – soprattutto nelle nuove versioni più fashion, come quelli in collaborazione con Kylie Jenner – non sono solo un’evoluzione tecnologica. Sono un cambio di linguaggio. E mentre lasciavo il rooftop, con Londra che si accendeva lentamente sotto di noi, mi è rimasta addosso una sensazione semplice ma potente: il futuro non si guarda più da fuori. Si vive, si indossa, e in qualche modo si sente già familiare.


[📷 Courtesy of MSL]