Il trionfo di Miley Cyrus ai Grammy Awards in un abito di Maison Margiela che ha richiesto 675 ore di lavoro e 14 mila spille da balia

Se la couture è un sogno che ci fa ricordare la differenza tra la riproducibilità dell’industria e l’unicità della creatività, Miley Cyrus e Maison Margiela by John Galliano, ai Grammy Awards, ci hanno fatto sognare a occhi aperti. Dopo aver calcato il red carpet con un abito ricoperto da spille da balia e un hairstyle realizzato da Bob Recine – che ha riportato alla mente di molti le star degli anni ’70 come Dolly Parton – sui social il discorso è continuato, generando grande curiosità sull’abito. «Kinda dream that can’t be sold», canta Miley Cyrus nella sua “Flowers”, con una citazione perfetta per descrivere l’abito, che, tra l’altro, sembra essere una citazione alla FW97 Ready-To-Wear dello stesso Galliano. 

Nel corso della giornata successiva ai Grammy, Maison Margiela ha svelato ulteriori dettagli sull’abito, già entrato nella storia, che grazie anche allo styling di Bradley Kenneth ha trasformato la popstar in una moderna Cleopatra. Direttamente dagli atelier della Maison, il brand ha mostrato l’incredibile craftmanship nell’abito. In numeri: 675 ore di lavoro e 14 mila spille da balia, insieme ad antiche perline francesi selezionate singolarmente per l’abito custom dalla linea 0 del brand, ovvero della collezione “Artisanal” inaugurata nel 1988, che corrisponde alla linea haute couture. Il look è stato ulteriormente arricchito da un paio di Tabi pumps con cinturino intrecciato in velluto giallo invecchiato e pelle finta di lucertola dorata, create da Christian Louboutin per l’ultima collezione di Maison Margiela Artisanal, andata in scena solo poche settimane fa.

[📸 Instagram: louboutinworld; Shutterstock / IPA 📹 Instagram: maisonmargiela]

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