Il Testamento di Ann Lee, più che un film, sembra un quadro. E non solo perché si tratta di un’opera storica, ambientata nella seconda metà del Settecento, ma anche per una fotografia che sembra farci entrare dentro un dipinto d’epoca. Un dipinto, anzi un ritratto, quello di Ann Lee: predicatrice e fondatrice degli Shakers, una sorta di “setta” religiosa che vede in Ann, anche detta Mother Ann, la seconda incarnazione di Dio in terra e che prende il nome proprio dalle danze rituali con cui i fedeli pregano e celebrano la loro fede. Una storia vera, interpretata da Amanda Seyfried sotto forma di musical, scelta che appare naturale se si pensa alle preghiere cantate e alle coreografie collettive che caratterizzavano la comunità fondata da Ann.
Il film si configura come una vera e propria biografia che inizia dall’infanzia di Ann Lee in Inghilterra; dalla sua repulsione per gli atti sessuali dei suoi genitori, passando per il suo ingresso in una prima comunità religiosa già dedita a rituali fatti di canto e danza. C’è poi il matrimonio, forse il destino peggiore che Ann potesse immaginare, un’unione segnata dal dolore e culminata con la perdita di quattro figli, tutti morti prima di compiere un anno. Appare quindi logico, entrando nella mente e nella visione di Ann Lee, che uno dei pilastri della sua dottrina diventi proprio l’astinenza sessuale e il celibato.

Ma nella mentre di Ann Lee ci sono anche visioni e rivelazioni ultraterrene, e saranno proprio queste esperienze mistiche a convincerla di essere stata scelta da Dio e a spingerla a predicare il suo messaggio. In Inghilterra viene perseguitata – cosa non sorprendente considerando il contesto storico e il ruolo di una donna che si proclama guida spirituale -, e per questo decide di emigrare in America, stabilendosi nello stato di New York, dove, nonostante la comunità venga confinata in un luogo isolato e circondato da diffidenza, Ann riesce lentamente a costruire un gruppo sempre più numeroso di seguaci. Superando pregiudizi e ostilità, diventa per molti una figura materna e una guida religiosa. Il resto della storia, non ve lo spoileriamo.
Tra danze rituali, costumi d’epoca e un’interpretazione ultraterrena di Amanda Seyfried, Il testamento di Ann Lee è un film che colpisce soprattutto per la sua dimensione visiva. La fotografia sembra davvero trasformare ogni scena in un ritratto pittorico, mentre scenografie e atmosfere contribuiscono a costruire un racconto sospeso tra storia e spiritualità. Più che offrire risposte definitive sulla figura di Ann Lee, il film preferisce evocare suggestioni, lasciando allo spettatore la libertà di interpretare una storia tanto affascinante quanto enigmatica.

[📸 Courtesy of Cristiana Caimmi & Co.]