Il rito delle scarpe di Serena Williams e altre scaramanzie degli sportivi

Com’è che si dice? “Non è vero, ma ci credo”. C’è chi la chiama scaramanzia, chi superstizione, e chi – pur non avendo mai tenuto un cornetto rosso nascosto in borsa – sa che a volte è solo un modo per sentirsi un po’ più in controllo del proprio destino. Incrociamo le dita, evitiamo gli angoli del tavolo, ripetiamo piccoli riti con precisione quasi maniacale, convinti che, se ha funzionato una volta, funzionerà di nuovo.

Non a caso, anche i più grandi sportivi hanno i loro rituali. Dopo mesi di allenamento, sacrifici e dedizione, proprio nell’istante prima della gara, si affidano a gesti che sembrano banali… ma per loro sono fondamentali.

Uno dei più noti è quello di Rafael Nadal: tennista mancino dal dritto perfetto, capace di trionfare su tutte le superfici e conquistare ben 14 Roland Garros. Prima di ogni match, segue un rituale preciso: allinea le bottiglie d’acqua con le etichette rivolte nella stessa direzione, si tocca ripetutamente il viso, ogni gesto ha un suo ordine. Più che superstizione, lui la definisce una “routine mentale”, utile per fare chiarezza e trovare concentrazione.

Björn Borg, invece, si faceva crescere la barba prima di ogni torneo di Wimbledon, per poi tagliarla a fine torneo. Tiger Woods indossava sempre una maglietta rossa nelle finali. E nel calcio? Anche lì abbondano i riti: Laurent Blanc in Nazionale francese baciava la testa del portiere Barthez prima di ogni partita. Un gesto nato per gioco, diventato poi un portafortuna da cui non si separava mai. Mentre una squadra, il Milan, soprattutto nell’era di Silvio Berlusconi, nelle tante finali internazionali disputate nello scegliere il colore della maglia ha perlopiù optato per il bianco della divisa da trasferta, rispetto al tradizionale rossonero. 

Perché, alla fine, credere in qualcosa – anche in un piccolo gesto – può fare la differenza. 

[📷 Getty Images; IPA]

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