Un pallone appoggiato per terra, il piede che si accinge a colpirlo, una porta davanti, prima grandissima, poi piccolissima. È la metafora della vita. Quella che alimenta il sogno di un qualsiasi bambino/a che gioca per strada o di un calciatore professionista in uno stadio con migliaia di spettatori. Vi siete mai chiesti se la vita di migliaia di esseri umani possa dipendere visceralmente da quel pallone? Se per un attimo, la quotidianità fosse solo un pretesto per ingannare il tempo, in virtù del fatto che quella sfera rotonda di cuoio possa baciare o no una rete?
A Napoli, in questi giorni, non se lo chiedono nemmeno. Succede, è così. Che le preoccupazioni del lavoro passino in secondo piano, che le passeggiate siano più lunghe e nervose, che anche la bellezza accecante delle sue vie diventi irrilevante. I negozianti, i fruttivendoli, gli anziani e i bambini, persino le signore che si parlano da balcone a balcone, vivono con un patema meraviglioso: adda juca o’ Napule. In quei 90 minuti di quando “o’ Napule” gioca non ci sono solo dei giocatori in campo, ma una città dietro che respira, si dispera, esulta e suda come se a tirare una punizione o a rincorrere un avversario fossero tutti i suoi abitanti. Figuratevi questo fine settimana, quando l’incantesimo potrebbe essere spezzato.
Dopo 33 anni, il terzo traguardo storico. Non diciamo di cosa perché rispettiamo la scaramanzia, ma ci siamo capiti. Ma stavolta questo traguardo non sarà possibile grazie a San Gennaro, grazie al caso, grazie a Maradona-Careca-Giordano, ma grazie alla bellezza. Di una squadra, di una città. Ma anche di una coppia di innamorati che si imbocca guardando il Vesuvio, dei bambini che si tuffano sul lungomare, delle bandiere appese in ogni angolo. La gioia e la passione, dopo anni di amarezza, che esaltano la normalità di una vita intera e di un popolo. Quello napoletano che si sta per riprendere quello che gli mancava e gli spettava. Unendo in un solo colpo generazioni di cuori azzurri, che aspettano solo che quel pallone si depositi in rete come nel più bello dei sogni.