Ieri come oggi, le colonne sonore dei film restano un patrimonio inestimabile

Oltre le immagini, oltre le parole, la musica ha la straordinaria capacità di connetterci alle nostre emozioni e, proprio per questo, ci resta dentro come un ricordo vivo e immutabile che sfida il tempo. Chiudere gli occhi e ascoltare: una magia inspiegabile ma capace di compiersi ogni volta come un piccolo miracolo. E quando si tratta di cinema, la magia raddoppia. Quante scene di film non avrebbero sortito lo stesso effetto senza quella colonna sonora? Dietro queste opere, geni come Morricone, Piccioni, Umiliani, Cipriani. E ancora, Patucchi, Rota, Piovani, Bacalov, Trovajoli. Che si trattasse dei cult immensi di Fellini, Scola, Bertolucci o Pasolini, o di produzioni più di nicchia e talvolta considerate poco prestigiose, come le commedie er0tiche all’italiana, gli horror movie e gialli/polizieschi, molti di questi film vanta colonne sonore da riscoprire, apprezzare e preservare come espressioni artistiche massime.

Pseudonimo di Creazioni Artistiche Musicali, CAM Sugar è un’etichetta discografica italiana fondata nel 1960, specializzata nel restauro e nella distribuzione di colonne sonore originali, in particolare quelle del cinema italiano e francese. Un’etichetta che vanta uno dei cataloghi più vasti al mondo, con colonne sonore finemente restaurate. Gli artisti contemporanei traggono spesso ispirazione da questi album, perché si tratta di colonne sonore sublimi, che hanno spesso anticipato mode e tendenze ma che soprattutto restano atemporali, con un fascino unico a cui è impossibile resistere, oggi e per sempre. Abbiamo incontrato Andrea Fabrizii – curatore del catalogo di CAM Sugar nonché tra i massimi esperti di cinema e colonne sonore in Italia – in occasione di SLAM Festival, festival internazionale delle colonne sonore che si è tenuto dal 14 al 16 novembre 2025, alla Triennale di Milano. Concerti, proiezioni, talk, listening session e dj set hanno accompagnato il pubblico in un viaggio alla scoperta della musica cinematografica. Un viaggio che scegliamo di ripercorrere insieme a voi, affinché comprendiate l’importanza di questi capolavori.

Qui di seguito, l’intervista ad Andrea Fabrizii di CAM Sugar, tra il potere eterno della colonna sonora, Morricone segreto e l’influenza nella cultura musicale contemporanea.

Partiamo da oggi, prima di parlare di ieri. Un tempo, anche film minori, i cosiddetti B-Movie italiani degli anni ’70 di genere erotico per esempio, vantavano colonne sonore degne di nota. Oggi è difficile trovare nel nostro cinema una musica fatta su misura o quanto meno memorabile. Come te lo spieghi?

Bisogna fare un bel passo indietro. L’Italia esce sconfitta dalla guerra e questo è un dato secondo me fondamentale di quello che è successo dopo. Arrivano gli americani e arriva il jazz, che prima era proibito e quindi bisognava ascoltarlo di nascosto. Il punto è che in quel momento, quell’idea di ricostruzione del Dopoguerra non era solo una ricostruzione di tipo urbanistico, ma anche sociale e soprattutto culturale. In quel periodo, gli americani hanno ben pensato di venire a girare i loro film in Italia, quindi è nata quella che all’epoca si chiamava la Hollywood sul Tevere, e giravano tutti i grandi colossal qui, perché i costi di produzione erano bassissimi e il livello era altissimo, perché c’era un livello altissimo di artigianato che era imbattibile. 

Noi riuscivamo a inventare dei set, riuscivamo a inventare degli effetti speciali, e quindi abbiamo ricreato un’industria cinematografica potentissima, e quella voglia di rinascita ha portato le persone al cinema, che è esplosa parallelamente al boom economico degli anni ’50 e ’60, con grandi nomi di grandi registi come Fellini. In Italia si producevano più di 200 film l’anno, ed è in questo momento che esplode anche un certo cinema “popolare” che, pur non avendo un grande spessore culturale, erano il riflesso di quella che era l’Italia di quel tempo. Pertanto erano campioni d’incassi. Quella di “cinema di serie B” è una definizione tutta americana. Ora per tornare alla tua domanda senza divagare troppo, anni fa intervistai Giuliano Sorgini che è stato un grandissimo musicista, un grandissimo innovatore e quando io gli feci questa domanda, la stessa che mi hai fatto tu adesso, lui mi rispose: la musica da film in Italia è finita con l’arrivo di Apple. Era una massima, però era per dire che nel momento in cui è arrivata la cosiddetta musica sintetica sono finite le tradizioni delle grandi orchestre e quindi dei grandi musicisti.

Infatti, sebbene fossero dei film considerati “minori”, avevano spesso un’estetica incredibile, di grande impatto, grande styling, coadiuvata anche dalla musica ovviamente

Secondo me quello che è fuori discussione è lo stile. Lo stile è tipicamente italiano, è a volte uno stile di emulazione, ma trova un carattere unico perché viene rifiltrato attraverso quella che è la nostra cultura. Ti faccio un esempio della musica. Quando si è diffuso il movimento tropicalista all’inizio degli anni Sessanta, con il Bossa Nova e il Samba, quella è una musica che aveva uno spessore culturale e politico forte, aveva dei testi molto duri, diciamo così, ammorbiditi o anche nascosti dietro queste melodie apparentemente allegre. Noi cosa abbiamo fatto? Ci siamo presi gli elementi ritmici di quella tradizione lì, però ci abbiamo messo la melodia mediterranea, ci abbiamo messo il canto, ci abbiamo messo il sole, ci abbiamo messo la pizza e il mandolino. Esatto, è nata una Bossa Nova che è tutta italiana. Tu hai citato il cinema erotico. La Bossa Nova composta in Italia è una Bossa Nova erotica, sexy. Noi avevamo questo lato molto sexy, probabilmente anche perché veniamo anche da una rigida educazione cattolica.

Secondo te c’è ancora un pregiudizio, per cui molte persone non considerano l’ascolto degli album di colonne sonore alla stregua dell’ascolto di brani di cantanti “ordinari” diciamo?

Dai dati che ho io no. Questo pregiudizio non c’è più. E non c’è più anche grazie agli artisti che hanno scoperto in questo sound una profondità artistica e culturale e la ricercano. Un esempio, il sampling. Noi lavoriamo con Drake, J. Cole, Tyler, the Creator solo per fare degli esempi.

Parliamo di artisti che hanno uno spessore importante e che quindi vogliono all’interno della loro opera qualcosa che loro considerano dello stesso spessore e quindi vanno a ricercare lì. Questa cosa ha aiutato in maniera profonda a sdoganare quel sound delle colonne sonore. Perché i ragazzi, ascoltando il sample di J. Cole, riconoscono riferimenti a pezzi di Peppino De Luca, il che permette loro di andare a ricercare quegli artisti del passato e a riscoprirli. La musica del film attraversa il tempo, perché all’epoca non nasce con la mira di una classificazione discografica. Quindi non ha confini. 

Faccio un esempio importantissimo. Di recente abbiamo restaurato il Caso Mattei di Piero Piccioni. Piero Piccioni nel 1970-71 incide una colonna sonora tecno, 140 bpm, utilizzando solo dei tape loops, appunto dei loop fatti con il nastro, utilizzando solo la pedaliera dell’organo. E questo crea un beat sotto a 140, che è techno berlinese pura. Sono anni che io faccio DJ set e mi è capitato spessissimo magari di fare un set spinto e infilarci dentro un brano del genere e non se ne accorge nessuno. 

Parliamo anche di Morricone: com’è questo Morricone Segreto? 
C’è un Morricone che è legato a una produzione che più che segreta oserei definire sotterranea, che è quella che va dalla seconda metà degli anni Sessanta ai primi anni Settanta. In quel periodo Morricone stava lavorando con questo progetto incredibile insieme ad altri artisti che si chiama Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, dove veniva sperimentata una visione estremamente avanguardista della musica. È quello il periodo in cui, secondo me, Morricone dà davvero il massimo del suo genio. Perché? Perché utilizza il suo talento ma lasciandosi contaminare anche indirettamente da quelle che erano le tendenze musicali di quel momento storico, come la psichedelica, il beat, il surf, il soul. Tutti generi riletti a modo suo, che ritroviamo soprattutto nel genere giallo e negli horror. Un Morricone che lui non amava ricordare, perché ricollegava queste produzioni a film minori e a un momento della sua vita dove essenzialmente lavorava per mangiare. Ma oggi quei film sono di culto assoluto. 


[📷 IPA; Courtesy of Words For You & CAM Sugar / ©️ Mattia Micheli; Courtesy of Comunicarlo]

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