I rituali della skincare giapponese, raccontati dalla founder di Tatcha

Da tempo conosciamo la skincare asiatica come una routine efficace, spesso associata a risultati visibili come la glass skin. Ma se allarghiamo lo sguardo al concetto di rituale non possiamo non soffermarci sul Giappone, dove la skincare diventa un vero e proprio insieme di gesti che vanno oltre la cura della pelle. «Si tratta di apprezzamento culturale e scambio reciproco», ci ha raccontato Vicky Tsai, founder del brand skincare ispirato ai rituali giapponesi Tatcha, approdato in Italia proprio pochi mesi fa. «In Asia si guarda all’Europa per l’artigianalità e il senso estetico, mentre in Europa si sta riscoprendo un approccio orientale al benessere, che abbraccia meditazione, agopuntura, alimentazione e bellezza». E infatti, come sottolinea lei stessa, non è un fenomeno passeggero ma un vero scambio culturale destinato a durare.

Dentro questa visione spesso si tende a ridurre tutto alla K-beauty, ma in realtà il discorso è molto più ampio: la skincare asiatica non è solo Corea, ma un ecosistema che comprende anche la tradizione giapponese e più in generale tutta l’Asia, con approcci diversi ma una radice comune. La K-beauty è più sperimentale, stratificata e orientata a risultati visibili e texture innovative, mentre la J-beauty è più essenziale, rituale e profondamente legata al concetto di equilibrio, minimalismo e qualità assoluta. Due approcci diversi, ma complementari, che raccontano una stessa idea di bellezza.

In questa visione, corpo e spirito sono profondamente connessi: la cura della pelle non è mai separata dal benessere interiore, ma diventa parte di un sistema più ampio fatto di rituali, gesti quotidiani e pratiche di equilibrio. Non si tratta solo di prodotti ma di un approccio consapevole, in cui anche lo stato emotivo incide sulla pelle. «In Giappone esiste il concetto di “hinodokan”, ovvero pelle e mente hanno la stessa radice: ciò che accade sulla pelle non dipende solo da ciò che applichiamo, ma anche dallo stress e dai traumi interiori».

Non a caso, la nascita di Tatcha è legata proprio a un’esperienza personale. «Ciò che mi ha spinto a creare un brand skincare sono state le mie difficoltà con la pelle», racconta Tsai. «Ho sofferto di dermatite acuta per tre anni, con vesciche, sanguinamento e desquamazione su viso, labbra e palpebre, e dipendevo da steroidi e antibiotici per tenerla sotto controllo. Quando sono rimasta incinta di mia figlia, ho voluto smettere di usare questi ingredienti ma non sapevo come fare». La svolta arriva in Giappone: «Ho scoperto un approccio diverso alla bellezza e alla vita, che ha guarito la mia pelle e anche il mio spirito. E ho voluto condividerlo con gli altri».

«Il rituale è il cuore della cultura giapponese e, studiando con i monaci zen, ho capito che qualsiasi gesto può diventare un rituale, se fatto con intenzione», continua. «Ad esempio, la detersione è vista come un atto di “lasciare andare”: quando mi lavo il viso, penso a tutto ciò che non mi serve più — paura, rabbia, tristezza – e immagino di lasciarlo scorrere via insieme all’acqua. Quando vedo tutto andare giù nello scarico, saluto ciò che non mi serve più». Un gesto semplice, ma potente, che trasforma la skincare in una vera e propria forma di meditazione quotidiana.

Questa filosofia si riflette anche nella qualità degli ingredienti, selezionati con estrema cura, nella maestria della formulazione e in un’attenzione rigorosa alla purezza, alla trasparenza e all’integrità delle formule. «Ho imparato che less is more: tutto ruota attorno alla qualità delle materie prime e all’artigianalità della formula», spiega Tsai. «È questo che può contribuire alla salute della pelle dall’interno verso l’esterno». Senza dimenticare il packaging, parte integrante dell’esperienza sensoriale, come nel caso di Tatcha.

Tra i prodotti cult del brand è impossibile non citare The Dewy Skin Cream, che già dal nome suggerisce quella che si preannuncia come la next big thing della bellezza: la dewy skin, anche detta mochi skin. «Il motivo per cui dona alla pelle quell’effetto rimpolpato e luminoso è l’Hadasei-3, un complesso di tè verde, riso e alghe fermentato due volte», spiega. «Aiuta gli attivi a penetrare più in profondità rispetto all’acqua, idrata la pelle e allo stesso tempo la nutre: è questo che crea quel glow dall’interno verso l’esterno». Letteralmente “pelle rugiadosa”, rappresenta l’evoluzione naturale della glass skin all’interno della skincare. E che, così come il beauty asiatico, siamo sicuri che sarà molto più di un trend passeggero.

[📸📹 Instagram: tatcha]

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