I Pinguini Tattici Nucleari presentano “Fake News”, il loro nuovo album: «Ci sentiamo ancora dei ragazzini»

Sono tornati più veri che mai con un nuovo album di 14 canzoni. Sono i Pinguini Tattici Nucleari e il titolo del loro nuovo lavoro è “Fake News”, in uscita il 2 dicembre, che ieri hanno presentato in conferenza stampa al Ride Milano. Dopo i due singoli già usciti, “Giovani Wannabe” (Triplo Platino) e Ricordi (certificato Platino), l’ultima fatica discografica della band bergamasca ha dentro riflessioni, sperimentazioni, storie, ma soprattutto tutta la loro maturità artistica che li rende un’offerta differente rispetto a quello che c’è nel panorama musicale italiano.

A testimoniarlo è anche la fresca vittoria agli MTV European Music Awards come “Best Italian Act”, ma soprattutto il tour negli stadi annunciato per questa estate, che ha già bruciato oltre 300.000 biglietti. Segno che il loro modo di far musica è amato in tutta Italia ormai. “Fake news” ha innovazione e tradizione, dicono, e c’è voluto molto più tempo del solito per realizzarlo. Loro, ultimi sopravvissuti tra le band in Italia, si sentono ancora dei ragazzini, nonostante la tanta strada che hanno fatto per arrivare a questo punto.

Da “Zen”, che apre il disco, che secondo la band è quasi un rito scaramantico, a “Stage Diving”, fino a “Hikikomori”, che affronta un tema importante come la “solitudine”, partendo dal fenomeno degli adolescenti giapponesi che si rinchiudono nelle proprie stanze per non mostrarsi al mondo esterno, fino ai giorni nostri, quelli della pandemia. Dopo il fortunato EP “Ahia!”, uno dei lavori migliori usciti dopo i vari lockdown, i Pinguini ci mettono tutto loro stessi, con il loro occhio critico e con la loro ironia, pungente, ma pop. Che riesce a dare un punto di vista diverso sulla società e sui sentimenti. Un intento antitetico al titolo che recita “Fake News”, così diffuse al giorno d’oggi e che hanno colpito anche loro quest’estate, quando si diffuse la voce di un loro possibile scioglimento.

«È stato un album difficile, nel senso che ci abbiamo messo parecchio tempo a registrarlo e a partorirlo anche mentalmente e creativamente. La prima canzone, penso la stesura quanto meno del primo arrangiamento, risale a un anno e mezzo fa. Alcune canzoni hanno avuto parecchie gestazioni, rimescolamenti, insomma sono state cambiate parecchie volte. Anche per questo lo sentiamo come un album maturo, ma non marcio. Siamo tutti d’accordo che la maturità molte volte purtroppo è l’anticamera del diventare marci. E quindi ci sentiamo ancora dei ragazzini, però allo stesso tempo ci rendiamo conto che abbiamo una manualità in studio diversa. Ci mettiamo tanto tempo a fare le cose, perché ci sono dibattiti, idee, confronti. E questa cosa può rallentare il processo, ma aumenta la gioia e l’allegria quando esce un album come questo», dice Riccardo Zanotti, frontman della band.

Ma grazie al pubblico, questa gestazione più lunga del previsto fa parte del percorso. In occasione dell’uscita dell’album, è stata organizzata una vera e propria mostra aperta al pubblico in collaborazione con Spotify (dal 2 al 4 dicembre al Ride Milano, in via Valenza 2). In quest’esperienza immersiva i fan potranno ascoltare i brani “vivendoli” concretamente grazie all’allestimento delle sale che racconteranno i brani dell’album. Un primo assaggio che apre un nuovo viaggio, che li porterà in estate a calcare i palchi più ambiti da chiunque faccia musica: ovvero gli stadi.

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