I Negramaro vogliono “ricominciare tutto” a Sanremo 2024: “La canzone è un atto di speranza”

Contenti, carichi e speranzosi. I Negramaro – ovvero Giuliano, Andro, Danilo, Ermanno, Pupillo e Lele – con “Ricominciamo tutto” tornano a Sanremo, luogo che ha visto nascere la loro leggenda nel 2005 con “Mentre Tutto Scorre”. Durante l’incontro pre-festival con i giornalisti si raccontano senza filtri, spiegando il motivo del loro ritorno in riviera, non più come ospiti, come con Baglioni e già con Amadeus nel 2022, ma come artisti in gara. «Qualche giorno fa con l’orchestra c’è stata un’esplosione di emozione vera, che ci siamo guardati e pensavamo di suonare una cover. Penso che succeda quando scrivete una frase e vi sentite bene, vi sentite creatori di un universo parallelo. In sala prove abbiamo provato una cosa che “è così bella, che non sembra nostra”. Come una canzone di Battisti, di Dalla. Sento quella bellezza lì con i Negramaro, e ci siamo emozionati», dicono.

Il come back sanremese è nato dall’invito di Amadeus e dalla decisione dei Negramaro di proporre una sola canzone: proprio “Ricominciamo tutto”, nata un anno e mezzo fa in Abruzzo, sulla neve, mentre guardava la bellezza disarmante di sua figlia Stella. Nonostante Sangiorgi avesse più volte in passato detto di non amare le gare, escludendo di voler tornare come concorrente a Sanremo, questa volta è diverso. Perché Sanremo, grazie al lavoro di Amadeus, è diventato un cast di superospiti. «È un festival che conta tanto in Europa. Questi sono i giorni di Hollywood sanremesi, la nostra settimana degli Oscar», dice ancora il cantautore.

Su Jovanotti, che la band ha incontrato all’ospedale dopo la sua operazione, Sangiorgi continua: «Lorenzo sta benissimo, io ho un po’ sofferto. Dopo l’operazione eravamo tutti a Milano e gli abbiamo fatto una sorpresa. Ha un’energia incredibile. Gli abbiamo proposto una cosa: sappiamo che vuoi tornare ma non puoi tornare subito. Facciamo una cosa, liberati da tutto questo, vieni quando vuoi a che ora vuoi, in uno stadio che facciamo e fai un warm up senza pensare a preallestimento, prove… se ti va gli stadi nostri sono tuoi. Noi, da suoi fratelli musicali, abbiamo sofferto perché nel concerto dei 20 anni doveva esserci pure lui…».

Dell’esperienza del 2005, Sangiorgi e compagni ricordano il “trauma” dell’esibizione e dell’eliminazione subito, ma anche del successo immediato dopo. «Tutto sommato è stata una grande vittoria. Spesso ci chiedono qual è stato il passaggio che ci ha portato al mainstream. Sono stati tutti piccoli gradini, ma quel passaggio a Sanremo è stato determinante per la nostra carriera». Proprio con quella “Mentre tutto scorre”, che Caterina Caselli tolse a Mina, ricorda Sangiorgi. Per Giuliano l’obbiettivo stavolta non è vincere, ma fare bene. «Voglio solo cantare bene, per me avrei già vinto facendo bene quello che possiamo fare bene. Far arrivare l’emozione, come allora. Non c’è l’intenzione di vincere, sarebbe stupendo, certo, ma già aver ottenuto un riscontro così bello…», è un obbiettivo raggiunto.

Se la band preannuncia l’album, che è in lavorazione, e dice riguardo la cover nella serata dei duetti che sarà «un omaggio, posso dire solo questo», c’è spazio anche per una riflessione sull’epoca che stiamo vivendo. «Odio il cinismo per cui stiamo andando, tutti i giorni sappiamo tutto di tutti, pollice in alto, pollice in basso. Il nuovo medioevo del nuovo millennio. No, io non mi ritrovo, mi ritrovo nella tecnologia e nel progresso, ma non nello squadrismo di pensiero», dice Sangiorgi. E sui giovani, con Andro, dicono: «Un appello possiamo farlo da band: permettete ai ragazzi di sbagliare di più, non vi aspettate i numeri di Elodie e Madame subito, l’underground muore così, se non fate un lavoro certosino di recupero (dice riferendosi ai giornalisti, ndr)».

[📸 Roberto Graziano Moro, Courtesy of MNComm]

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