Hodakova FW26: la moda come frammenti di memoria, tra antiquariato e sartorialità decostruita

Benvenuti nella casa di Hodakova. Ellen Hodakova Larsson ha scelto di aprire le porte di un’abitazione immaginaria per questa Fall/Winter 2026 presentata ieri a Parigi, dove frammenti di memoria tangibili e romanticamente custoditi vengono portati in passerella insieme ai look, curati dallo styling di Lotta Volkova. È uno show tanto emozionante quanto scioccante, perché l’incursione di elementi di arredamento come sedie, corde di violino e tappeti nei look della collezione, indossati con nonchalance malinconica e strettamente connessa al senso del ricordo, riesce a stupire l’occhio dello spettatore senza tuttavia stordirlo, ma conducendolo dolcemente in un’atmosfera di intimità antica, decadente e struggente.

Struttura e decostruzione, rigore minimalista e barocchismi retrò come tappezzerie e pellicce: è un gioco sottile di contrasti quello che la designer svedese ha scelto di sviscerare, dove la portabilità estrema di look essenziali e tailoring si incontra, attraverso un approccio poeticamente creativo, con un processo catartico di riscoperta, riassemblaggio, esplorazione all’indietro, come rovistare in una vecchia soffitta abbandonata ma mai morta davvero. L’approccio è materico, sartoriale, quello fatto di completi con giacche in tweed, trenchcoat e la camicia bianca come elemento centrale da sfoggiare nel quotidiano; a questo, va però aggiunto un modo altro di indossare i capi, che quasi trascende l’ordinario atto della vestizione per diventare stratificazione emotiva di un passato che convive con il presente, di una memoria che non abbandona ma pulsa come ispirazione costante di vita.

Pelle plissettata a fisarmonica e hair items, con top in pelo che rievocano ciocche di capelli conservate in un libro dei ricordi, tubini rigidi scomposti e arazzi e tappeti antichi in cui avvolgersi, sono lo spartito di una collezione che, oltre le apparenze delle uscite più concettuali, offre molteplici spunti per un guardaroba concreto, appetibile, artigianalmente complesso e materico, invitandoci, ancora una volta, a guardare a una collezione nei dettagli e non solo per la sua parvenza generale. Fin quando le persone continueranno ad approcciarsi con superficialità, scandalizzandosi per una sedia in passerella, probabilmente farebbero meglio ad astenersi dal giudicare una sfilata e a limitarsi a un’osservazione sommaria.

[📷 IPA]

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