Hockey, dal ghiaccio alla passerella: l’hockey come codice visivo della moda

Da sempre lo sport rappresenta uno dei bacini visivi e simbolici più potenti per la moda. Le divise sportive, nate per rispondere a esigenze di funzionalità e performance, vengono continuamente rilette come codici estetici, identitari e culturali. Dal tennis, che ha ispirato l’eleganza minimale del guardaroba borghese (basti pensare a Lacoste o ai look di Wimbledon reinterpretati dalle maison di lusso), al basket, diventato linguaggio dominante dello streetwear attraverso silhouette oversize, sneakers ormai iconiche e jersey numerate, fino al calcio, che ha superato il campo da gioco trasformando maglie e sciarpe in veri e propri statement di stile. Negli ultimi anni, il trend athleisure – la fusione tra athletic e leisure – ha portato capi originariamente pensati per l’attività fisica direttamente nelle collezioni di lusso e nel guardaroba quotidiano, con giacche tecniche, sneakers e pezzi sporty reinterpretati dalle grandi maison. Parallelamente, le collaborazioni tra brand sportivi e marchi fashion (come Nike x Jacquemus o Adidas x Stella McCartney) hanno ulteriormente consolidato questo legame, mostrando come performance, tecnologia dei materiali e identità visiva possano fondersi in modo creativo.

In questo dialogo costante tra sport e moda, l’hockey su ghiaccio emerge come uno degli immaginari più estremi e affascinanti. Le sue divise imbottite, le spalle strutturate, le ginocchiere, i caschi e le protezioni trasformano il corpo in una vera e propria armatura, rendendo l’estetica di questo sport un terreno fertile di sperimentazione per numerosi brand, dal lusso allo streetwear. Già nel 1984, Karl Lagerfeld, noto per trasformare le sfilate in veri e propri show non convenzionali, allestisce la venue della sfilata Chanel ready-to-wear come un campo da hockey. Le modelle pattinano in passerella indossando divise sportive declinate nei colori rosso e blu, personalizzate con accessori e logo Chanel. Nel 2005, anche Alexander McQueen porta in passerella un’estetica fortemente ispirata all’hockey: per la collezione Spring/Summer, le modelle sfilano in total gear, con divise strutturate, spalle bardate e caschi protettivi, enfatizzando il corpo come armatura, una tensione estetica e concettuale che ha sempre caratterizzato il lavoro del designer. Nel 2014, Jeremy Scott, noto per il suo approccio ironico e irriverente, propone alla New York Fashion Week stivali stringati sopra il ginocchio e divise bianche e blu che richiamano chiaramente le mise sportive. Il brand londinese KTZ (Kokon To Zai), fondato da Marjan Pejoski e Sasko Bezovski e conosciuto per il suo linguaggio avant-garde e multiculturale, riprende questo immaginario nella collezione Fall/Winter 2016, con modelli che sfilano con il volto quasi interamente coperto da caschi e protezioni, chiaramente ispirati all’hockey su ghiaccio.

Non sorprende che anche un colosso dello sportswear come Nike guardi a questa estetica. La collaborazione Nike x Cactus Plant Flea Market, presentata con la campagna Fall/Winter 2019, gioca in modo sbarazzino sul concetto di divisa da hockey, attraverso immagini che ritraggono giovani modelli vestiti da veri giocatori negli spogliatoi, in attesa di entrare in campo. Infine, il brand americano di ready-to-wear ERL, nella campagna Fall/Winter 2024, ambienta direttamente gli scatti su un campo di ghiaccio, abbinando i capi della collezione a bastone e casco. Dalle passerelle alle campagne pubblicitarie, l’hockey si conferma ispirazione costante per un nuovo linguaggio visivo: un’estetica riconoscibile, potente e continuamente reinterpretata dalla moda contemporanea.


[📷 Instagram: erl]

Condividi l'articolo sui social: