Luoghi non luoghi, il fascino degli hotel non si può spiegare con le parole, eppure, proprio coloro che delle parole ne han fatto un’arte, tra le stanze e le pareti degli alberghi hanno trovato ispirazione e rifugio, adducendoli a luoghi di culto della propria produzione artistica. Lo stesso Dario Argento, in un’intervista, aveva dichiarato di aver scritto gran parte delle proprie sceneggiature horror in alcuni hotel romani, prediligendo l’arredamento asettico ed essenziale, che gli permettesse di non distrarsi e di compenetrarsi completamente nella scrittura. Se per molti gli hotel rappresentano solo dei luoghi “di passaggio”, per viaggi o vacanze, per molti scrittori e creativi sono stati invece una vera e propria casa. Probabilmente, un modo per trovare ispirazione nel continuo flusso di persone che andavano e venivano, ognuno abitando una determinata stanza e portandovi un pezzetto della propria personalità.
Incontri, conversazioni tra esseri umani destinati a non vedersi mai più. Per altri, un modo per sfuggire l’intimità dolorosa della propria casa; per altri ancora, l’hotel rappresentava la fuga dalla realtà dove potersi abbandonare a passioni segrete, vizi e viaggi immaginari con la mente. Da Ernest Hemingway, che spese diversi mesi presso la Locanda Cipriani, nell’Isola di Torcello a Venezia, passando per la passione fatale tra Eugenio Montale e Irma Brandeis all’hotel Annalena di Firenze fino a J.K. Rowling, che mise fine alla celebre saga di Harry Potter nella stanza 552 dell’Hotel Balmoral di Edimburgo, quello tra scrittore e hotel è una storia d’amore che è durata nei decenni e che ancora oggi rivive nel fascino senza tempo di certe stanze o certi romanzi.
[📸 Getty Images; IPA; MEGA; stanleyhotel.com; perapalace.com; l-hotel.com; roccofortehotels.com; annalena.hotelinfirenze.com; Instagram: locanda_cipriani, lhotel_paris, browns_hotel, hotelmonteleone]