“Trainspotting” è uno di quei film che potremmo definire come un “pugno allo stomaco”. Tratto dal romanzo di Irvine Welsh, il film, uscito nelle sale nel 1996, è uno spaccato nudo e crudo della tossicodipendenza degli anni ’90, sullo scenario di un’Edimburgo cupa, sporca e scomposta, dove un gruppo di amici si divide tra le dipendenze dall’eroina, e i vari tentativi, spesso tragicomici, di disintossicarsi.
Gli anni ’90 sono stati il periodo dell’ “Heroin Chic”, e non solo perché la sostanza ha avuto proprio in quel decennio una pericolosa diffusione, con tutte le criticità che ne sono derivate, ma anche per la conseguenza estetica nel fashion system. Sono gli anni delle campagne di Calvin Klein con Kate Moss, considerata la modella simbolo di questa nuova generazione di giovani maledetti e ben poco fiduciosi nella società contemporanea, insieme al frontman dei Nirvana Kurt Cobain, e di brand che proprio in quel periodo si affermano come contro risposta alle collezioni gioiose e piene di bellezza.
Si affermano designer come i “6 di Anversa”, Walter Van Beirendonck, Ann Demeulemeester, Dries Van Noten, Dirk Van Saene, Dirk Bikkembergs e Marina Yee, è il periodo della consacrazione definitiva di Martin Margiela, del minimalismo di Jil Sander, e della poetica decostruttivista di Helmut Lang.
Anche se dal 2004 Helmut ha lasciato il proprio brand, preferendo lavorare a New York come artista e scultore, il designer austriaco è spesso annoverato come tra i simboli della moda anni ’90, e le sue collezioni, tra dettagli cut-out, rigor, minimalismo e design innovativo, sono ancora oggi sinonimo di un’innovazione che ai tempi creò scalpore, e che ancora adesso sono desiderate in quanto considerate fondamentali per gli appassionati degli archivi vintage.
La sua moda “anti moda” è stata talmente popolare e rappresentativa del suo tempo, che non è un caso che le sue famigerate canotte, semplici, lineari e dai tessuti impalpabili, vennero scelte e introdotte nel film Trainspotting. Il controverso protagonista Mark, interpretato da un giovanissimo ma già strabiliante Ewan McGregor, indossa una canotta della collezione underwear 1995 di Helmut Lang nei toni del beige/nude, durante una delle scene più memorabili del film, in preda ad un delirio dovuto all’abuso di sostanze.
La figura devastata, utile a dare credibilità ad un tossicodipendente, viene risaltata ancor di più dall’uso della canotta di Helmut Lang, dal fit super slim, capace di definire perfettamente i fantasmi interiori e le fragilità di un personaggio “perdente” ma che è ancora oggi rimasto indimenticabile nella storia del cinema.
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