Hedi Slimane o lo si ama o lo si odia. Premetto subito che io lo amo e se questo articolo potrà sembrare fin troppo fazioso voglio rassicurare tutti dicendolo sin da subito: non vogliono essere parole in difesa cieca e immutabile nei confronti di Slimane ma una constatazione pura e semplice di un’evidenza che non si può negare. Ma facciamo una doverosa premessa su quanto accaduto nelle ultime 48 ore, per quei pochi che non ne sono ancora a conoscenza, visto che la notizia ha fatto rapidamente il giro del web. Con un testo apparentemente cordiale e ricco di gratitudine verso le maison per cui ha messo al servizio per anni la propria visione, Hedi Slimane ha pubblicato delle Instagram stories “pungenti”, in cui, in soldoni, chiede “gentilmente” di non essere più copiato, augurando al brand, nella fattispecie Celine, un nuovo corso creativo ricco di successi ma soprattutto con una visione propria e distaccata da quella del suo predecessore.
E se potrebbe sembrare una presa di posizione presuntuosa e poco più che il lamento narcisistico di un designer-star famoso per una personalità non propriamente accogliente, è anche vero che, nei fatti, le parole di Hedi non si distaccano così tanto dalla realtà. E Celine è solo l’ultimo brand a fare i conti con una “paternità” artistica da cui fa fatica a staccarsi. Lo avevamo visto anche con Saint Laurent, la maison che lo stilista francese ha diretto dal 2012 al 2016 conferendogli il suo iconico, riconoscibile e inimitabile touch “rock-chic”, dove musica, riferimenti underground, jeunesse parigina e quel mix che solo lui sa ricreare, tra lusso e decadenza, clubbing culture e femme parisienne convivono in un’unica, solenne trasposizione che è la sua visione della moda. Eppure, il Saint Laurent di Anthony Vaccarello, che guida con successo il brand da ormai quasi dieci anni, deve molto alla visione del suo predecessore, in quel linguaggio che è ormai diventato parte integrante della maison parigina.
Un corso che sembra ripercorrere anche Celine, maison che Slimane ha abbandonato da ormai quasi un anno e che tuttavia, anche nelle nuove foto di campagna, sembrano continuare a marcare lo stile inconfondibile di Hedi, tra black&white, eleganza ora dark ora senza tempo, dove la poesia degli splendidi interni parigini incontra le frange 60s dell’hairstyling delle modelle protagoniste, tra perfezione immacolata e quel retrogusto decadente. Insomma, dimentichiamoci quello che fu il passaggio di testimone da Phoebe Philo e Slimane: ai tempi fu un taglio netto, d’immagine oltre che di stile. Ora, il senso di continuità è molto più che apparente e le foto parlano da sé.
«Ho lasciato la maison Celine nell’ottobre 2024. Sono convinto da allora, e me ne rallegro in anticipo, che la maison saprà reinventarsi brillantemente, tanto per le sue campagne pubblicitarie quanto per la sua immagine istituzionale, con una grammatica e un universo fotografico distintivi e autonomi, propri di un nuovo capitolo così promettente. Questo in uno spirito di indipendenza creativa e di rinnovamento, libero da ogni sopravvivenza, da ogni prestito o da qualsiasi riferimento insistente al mio stile fotografico. Comprese le mie campagne pubblicitarie e i film per Celine, cosa che va da sé». La “stoccata” social dello stilista non sembra del tutto priva di fondamenta ma riporta un leitmotiv che ormai dura da tempo e che ha inevitabilmente a che fare quando ci si rapporta non solo a un direttore creativo ma a un visionario talento della creatività, che dagli anni ’90 a oggi ha saputo regalare alla moda momenti indimenticabili ma assolutamente coerenti con quella che è la sua idea, il suo immaginario.
Hedi Slimane non è solo un designer e la sua moda non è un semplice esercizio produttivo fine a se stesso: è un fotografo dallo stile sharp e poeticamente espresso attraverso quei bianco e nero contrastati e che raccontano le vite di una gioventù bruciata, ora a Parigi ora a Los Angeles, dove il lusso diventa bohémien e dove la borghesia si dissemina nelle notti scintillanti ma mai sprovviste di quell’autenticità tipica che è parte dell’heritage che Slimane ama ritrarre, tra concerti, club e strada. Hedi Slimane non racconta solo quello che un brand deve raccontare ma racconta innanzitutto sé stesso, quello che è il suo DNA e le sue passioni reali, unendoli alla storia del brand che andrà a dirigere e a quella innegabile maestria che lo rendono, volente o nolente, un numero uno anche quando si tratta di vendite, al di là delle critiche.
Il lavoro che ha negli anni svolto da Celine non ha a che fare solo con le collezioni moda, ma con l’immaginario delle campagne, ovviamente scattate da lui stesso e diventate riconoscibili al primo sguardo, ma anche con l’ampliamento del mondo beauty per esempio. Una sezione curata nei minimi dettagli e con quella naturale propensione a creare oggetti di lusso ma rappresentativi di un’essenza che ha più a che fare con un mood che con un brand in senso stretto: i rossetti di Celine non sono semplici rossetti ma piccoli scrigni preziosi da tirare fuori come gioielli; la sua selezione di alta profumeria non ha nulla da invidiare ai brand esperti del settore e soprattutto, sin dai nomi assegnati a ciascuna fragranza, raccontano l’allure del mondo a cui Slimane vuole fare riferimento. “ZouZou”, “Rimbaud”, “Night Clubbing”, “Saint Germain des Prés” e “Eau de Californie” sono solo alcune delle fragranze che, con un semplice nome, racchiudono tutto quello che è l’immaginario Slimane: le notti d’eccessi, i poeti maledetti, la California come terra promessa di libertà e alternativa luminosa ai grigi tetti parigini.
Una capacità di raccontare uno storytelling a 360° che ben pochi direttori creativi possono vantare. Hedi Slimane è unico perché non delega e perché resta fedele a una visione specifica e duratura nel tempo. Un approccio che possiamo ritrovare solo in altri pochi designer e ci viene naturale quasi fare il paragone con Giorgio Armani, anche lui noto per la sua dedizione assoluta e soprattutto coerente. Non promotori soltanto di un brand o di collezioni, ma di uno stile ed è questo che fa la differenza.
Hedi ha detto addio a Celine e se è vero che la storia non si può cancellare, il brand farebbe bene a ritrovare un’immagine che possa rappresentare questo nuovo corso. La domanda da farci è se lo abbia effettivamente trovato.
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