Che le collezioni Cruise, nate con lo scopo di offrire un guardaroba adatto alle fughe in mete esotiche durante l’inverno, abbiano perso da tempo il loro focus originario per diventare un ulteriore spettro creativo di una maison, lo sappiamo bene. E Gucci non fa eccezione nel confermare questa tendenza. Demna sceglie New York come scenario dello show, ma non un angolo qualsiasi della Big Apple: Times Square, la piazza più famosa del mondo, nonché crocevia umano che non dorme mai, emblema del dinamismo frenetico della società contemporanea. Già questa scelta ci allontana parecchio dalle atmosfere rilassate di un buen retiro di mezza stagione per catapultarci nel pieno della quotidianità, nel fulcro più rampante di una vita che non si ferma mai. Una scelta voluta, perché l’obiettivo di Demna è proprio quello di decodificare la realtà attraverso un’estremizzazione della stessa, al limite con il parodistico.
Il preludio allo show è all’insegna della grandiosità: sui grandi schermi che circondano la piazza scorrono scene de La Dolce Vita, frame di vacanze al mare nel più classico immaginario italiano, scorci di Venezia e dei suoi canali, ma anche immagini di erotismo patinato, tra underwear e corpi cesellati. Con ospiti come Mariah Carey, Lindsey Lohan e Shawn Mendes, ma anche Kim Kardashian e il cantante Ghali – protagonisti di una reciproca presentazione – la sfilata prende il via attraverso una serie di trailer che raccontano l’essenza del Guccicore, quasi fossero ADV che anticipano l’uscita di un film. Dall’eau de Gucci al cioccolato, passando per automobili, orologi, alta gioielleria e perfino una sezione pet dedicata agli amici animali, ogni spot sembra studiato per raccontare l’identità del marchio in un’operazione comunicativa potente, che vuole imporsi senza sé e senza ma.

Lo show si apre con un tripudio di tailoring dal fit slim: l’office-core resta una chiave di lettura fondamentale della collezione, tra gessati, total black traslucidi, zaini funzionali e maxi bag. Ancora una volta, Demna sceglie di dare vita a personaggi, a veri e propri tipi umani, che spaziano dalla signora impellicciata al clubber, costruendo prototipi che avevamo già intravisto sin dal suo debutto nella maison. Abiti foulard anni Settanta, mini coat dress in stile navy, total denim ed ensemble in pelle nera definiscono la sua visione, portando avanti, di fatto, la stessa narrazione già vista nella Fall/Winter 2026. Questa volta, però, l’impatto è decisamente meno forte rispetto al debutto in passerella.
Anche il segmento dedicato alla sera, tra tagli asimmetrici e plumage, appare monumentale ma, tutto sommato, scarno: della serie, nulla di nuovo all’orizzonte. E non basta un cast stellare sulla catwalk – da Gabbriette a Paris Hilton, passando per Emily Ratajkowski, Tom Brady e Mariacarla Boscono, fino a una Cindy Crawford sul finale – a rendere il tutto davvero memorabile. È uno spettacolo senza dubbio monumentale nella forma, ma che nella sostanza si evolve poco.
Il Guccicore immaginato da Demna fa certamente eco a un preciso immaginario, ma resta il dubbio su quanto questo riesca davvero a tradursi in una collezione convincente. Il rischio è quello di arenarsi in stereotipi fin troppo riconoscibili, o peggio già obsoleti dopo appena una stagione. Certo, i capi desiderabili non mancano, così come gli accessori, ma l’insieme – nonostante la spettacolarità del contorno – non sembra del tutto all’altezza delle aspettative. Forse avremmo bisogno di qualcosa che ci parli anche d’altro, perché nemmeno Times Square riesce a colmare il rischio di prevedibilità.
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