Gospel: come il Met Gala 2025 ha celebrato una cultura che va oltre la musica

Il Met Gala di quest’anno, il primo a celebrare l’abbigliamento maschile, ha messo in luce i codici del guardaroba maschile e il valore culturale della figura del Black Dandy attraverso il tema “Superfine: Tailoring Black Style”. Un tema che parla non solo di moda, ma di comunità e di una storia secolare che si intreccia con la cultura nera ⁠e la sua evoluzione visiva, sociale e culturale.

Una parata di star ha sfilato sul tappeto blu reinterpretando il tema in modi più o meno fedeli, conferendogli quell’allure glamour ⁠che solo la moda sa conferire. Proprio all’inizio del red carpet sono diventati virali dei video che mostrano la padrona di casa Anna Wintour insieme a due dei co-chair della serata, Colman Domingo e Lewis Hamilton, mentre assistono sorridenti a un’esibizione gospel sulle note di “Ain’t No Mountain High Enough”. 

Un momento di energia pura, che ha conquistato tutti i presenti facendo persino accennare qualche passo di danza alla Wintour. Il brano scelto, iconico e universale, coinvolge alcune delle voci più importanti della musica Black come Marvin Gaye e Tammi Terrell e successivamente Diana Ross, che ne fece un successo planetario con la sua versione da solista.

La performance gospel al Met Gala non è stata solo un momento di intrattenimento. Perché se si guarda alla storia del gospel oltre il suo significato puramente sacro, si comprende immediatamente quanto sia strettamente connesso al tema della serata e, in generale, alla moda. Una connessione culturale autentica che ha dato ancora più credibilità all’evento.

La musica gospel ha infatti origine alla fine del XIX secoloall’interno delle chiese afroamericane, ⁠come evoluzione dei canti religiosi delle comunità nere negli Stati Uniti, per farla breve. Si è poi trasformata in un genere musicale diffuso in tutto il mondo, che prescinde dalla spiritualità ma che riflette sempre la forma di sopravvivenza culturale e di affermazione dell’identità Black. Allo stesso modo l’abbigliamento nelle chiese gospel è da sempre un’estensione visiva di questa spiritualità, sinonimo di una sintesi tra eredità africana, spiritualità cristiana e cultura americana.

Sia musicalmente che visivamente, anno dopo anno il gospel continua a vivere e a influenzare. Il suo apice è stato tra gli anni ’40 e ’50, ma la sua eredità è ancora forte: basti pensare al Sunday Service Choir di Kanye West, nato nel 2019, che ha riportato il gospel al centro della cultura pop, o a grandi voci come Carrie Underwood, Mary J. Blige, Aretha Franklin, Whitney Houston e Mariah Carey, tutte con brani gospel nel proprio repertorio.

E ovviamente anche nella moda questa cultura continua a ispirare. Un esempio? Pharrell Williams, che per la sua prima sfilata come direttore creativo di Louis Vuitton Men ha chiuso lo show proprio con un coro gospel creato da suo zio, il vescovo Ezekiel, con il brano “JOY (Unspeakable)”, trasformando la passerella in una celebrazione collettiva.

[📸 IPA]

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