Givenchy: il bra torna protagonista della femminilità per Sarah Burton

La femminilità portata in scena da Sarah Burton per la Spring/Summer 2026 di Givenchy è stata una femminilità pura ma potente, che ha in un certo senso ripreso in mano il discorso, oltre che il gusto, del fondatore Hubert, rievocando quel legame speciale che la maison ha sempre avuto con figure femminili immuni allo scorrere del tempo. Se lo stilista, erede di Cristóbal Balenciaga, aveva come musa indiscussa Audrey Hepburn, per Sarah Burton le figure di riferimento sono le it-girl del nostro tempo: Kaia Gerber (in chiusura), Vittoria Ceretti, Mariacarla Boscono e Naomi Campbell, che prendono simbolicamente il posto di Audrey per raccontare un universo femminile incoraggiante e condivisibile.

E non sono solo gli abiti portati in passerella a raccontarlo, ma anche le sue muse, per l’appunto, con cui la designer sembra aver instaurato un rapporto personale di stima e amicizia. Un legame che conferma quel potere femminile silenzioso ma dirompente che ha animato l’intera sfilata. Nei capi, tutto ciò si è tradotto in un equilibrio armonioso tra sensualità e rigore strutturato: la costruzione impeccabile è stata esaltata da volumi ricercati e da materiali come pelle, pizzo, tessuti traforati rigidi, rasi corposi, piume e trasparenze sapientemente calibrate. Il leitmotiv della collezione è stato il reggiseno: non come indumento intimo, ma come protagonista assoluto del look, reinterpretato in molteplici versioni e, soprattutto, su molteplici corpi. Integrato negli abiti, dai più romantici in pizzo e tulle ai più sensuali, inserito sotto completi formali o abbinato a gonne asimmetriche drappeggiate, è diventato simbolo di una femminilità libera e consapevole.


Quest’ultima declinazione, tra le più emblematiche della collezione, è stata indossata – non a caso – da una modella leggermente più formosa, con un décolleté più generoso. Dopo anni in cui sulle passerelle hanno dominato i seni piccoli, quello di Givenchy è un piccolo ma significativo tassello da non ignorare: per le donne dal seno più pieno, c’era qualcosa nelle proporzioni e nella struttura di quel reggiseno che faceva percepire un cambiamento, seppur sottile. Non diciamo che un solo look su una sola modella cambierà tutto, ma forse potrebbe rappresentare un inizio, un segnale. Dopotutto, e lo avevamo già scritto, della sfilata ci aveva colpito anche la colonna sonora, Straight to Hell dei The Clash, band simbolo del punk britannico: una scelta che suona come una dichiarazione d’intenti, sospesa tra ribellione e appartenenza.

[📸 Givenchy.com]

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