Giorgio Armani racconta i 50 anni del suo brand e parla del futuro: “Vorrei che la successione fosse organica”

Quando si pronuncia il nome di Giorgio Armani non si pensa soltanto a un brand, ma a un impero, quello costruito dal Re della moda italiana nel mondo, creato 50 anni fa e ormai una certezza che va ben oltre il fashion system. Un impero costruito sul suo nome e di cui ancora oggi, all’età di 91 anni, Armani detiene il controllo non solo creativo, in qualità di direttore creativo, ma anche come CEO e unico azionista della società. Ciò che Giorgio Armani ha costruito in mezzo secolo non è stato soltanto rivoluzionario nel mondo della moda – destrutturando e alleggerendo l’abbigliamento formale maschile e, al contrario, introducendo per le donne una sorta di “uniforme” – ma ha abbracciato moltissimi altri campi.

Un universo che comprende ristorazione e ospitalità, come l’edificio di via Manzoni a Milano – ⁠che ospita al suo interno la boutique Emporio Armani, il club Armani Privé e l’hotel Armani, progettato da Enrico A. Griffini nel 1937 – ma anche la linea beauty, gli articoli per la casa, i cioccolatini, i ristoranti e persino una divisione floristica. A questo si aggiunge il costume design per film iconici, a partire da American Gigolo che, con Richard Gere, ha contribuito a dettare i codici dell’eleganza maschile.

Nato a Piacenza, Armani fu indirizzato dal padre – contabile per una società di trasporti – a studiare medicina. Ha iniziato lavorando nel grande magazzino La Rinascente di Milano e poi come stilista di abbigliamento maschile per Nino Cerruti, mentre nel 1975 ha fondato la sua azienda con 10.000 dollari di capitale iniziale, in un ufficio più piccolo del suo bagno attuale. Oggi, i ricavi netti della società si attestano a 2,3 miliardi di euro nel 2024.

In una recente intervista al Financial Times, Armani ha raccontato i 50 anni della sua attività: «Il mio obiettivo all’inizio era quello di affermare la mia visione e vestire le persone – ha spiegato – In qualche modo è ancora la stessa idea oggi». Da sempre presente in prima persona ai suoi show, con una dedizione assoluta ai dettagli – celebri i momenti in cui sistema personalmente gli abiti delle modelle prima di farle entrare in passerella – Armani non ha però partecipato alle tre sfilate del gruppo andate in scena tra giugno e luglio a causa di una malattia. «Non so se userei la parola maniaco del lavoro, ma il duro lavoro è certamente essenziale per il successo – ha ammesso – Il mio unico rimpianto nella vita è stato passare troppe ore a lavorare e non abbastanza tempo con amici e familiari».

Infine, non è mancato un accenno al tema della successione, questione su cui ci si è spesso interrogati, e al futuro della maison: «I miei piani di successione consistono in una graduale transizione delle responsabilità che ho sempre gestito a coloro che mi sono più vicini – ha affermato – come Leo Dell’Orco (responsabile del design maschile per il gruppo Armani, ndr), i membri della mia famiglia e l’intero team di lavoro. Vorrei che la successione fosse organica e non un momento di rottura».

[📸 IPA]

Condividi l'articolo sui social: