Del rapper in cerca di gloria che stava per calcare il palco di un concerto in onda sulle reti Mediaset, delle pseudo influencer che farebbero carte false per un posto al GF Vip, dell’ex fidanzata di un cantante famoso, dei leoni da tastiera che non hanno ancora compreso come dietro ogni personaggio ci sia un essere umano con le sue fragilità. Di tutti questi noi non vogliamo parlare, non saremo noi a contribuire alla visibilità che vanno tanto rincorrendo. Perché abbiamo letto tanti commenti, negli ultimi giorni, di gente che si è sciacquata la bocca con la famosa “libertà di pensiero”, esprimendo in realtà sproloqui che dimostrano soltanto una cosa: frustrazione personale.
C’è chi intelligentemente lo ha capito e chi non si è fermato. Nessun bavaglio da mettere, ci mancherebbe, ma è una mera constatazione della realtà. In qualcuno non c’è pace nemmeno di fronte ai momenti più tristi o alla morte. D’altronde, la politica non fa sconti, il passato non può essere ignorato. Ma la sofferenza, secondo voi, ha un colore politico? Perdere un padre, un nonno, un collaboratore, amico, conta meno di quale partito votasse? Abbiamo dimenticato il contatto con l’umanità e con il rispetto. E questo si vede non solo nei recenti eventi, ma nella vita di tutti i giorni. Una parola malvagia vale più di una gentile, una critica è più condivisibile di un elogio, l’invidia vince sulla gioia. Ma ha senso tutto questo? E soprattutto, come ci sentiremmo se fossimo noi a ricevere tutto questo? Male.
Questo atteggiamento non fa altro che dimostrare la bassa autostima e il bisogno di sentirsi superiore da parte di chi gode delle disgrazie altrui. Ieri, l’arcivescovo Delpini ha detto: «Quando un uomo è un personaggio, allora è sempre in scena. Ha ammiratori e detrattori. Ha chi lo applaude e chi lo detesta». Ma il personaggio, di fondo, rimane sempre un uomo e, almeno alla fine della corsa della vita, merita comunque rispetto. E allora, di fronte a questo clima avvelenato, cerchiamo di essere gentili, perché la vita ci risponderà con gentilezza.