Gioielleria: la prima scelta di lusso per la Gen Z

In Sex and the City, lo sanno bene i figli degli anni ’90, Carrie Bradshaw preferiva risparmiare sul cibo pur di acquistare una borsa o un paio di scarpe con il tacco perfetto. Un tempo, comprare un item di lusso significava soprattutto questo: scegliere l’accessorio in grado di elevare lo status e raccontare al mondo il proprio stile.

Oggi le cose stanno cambiando. Si parla sempre più di “recessione” nel mondo della moda, con consumatori orientati verso scelte di stile più austere e “safe”, e con una crisi del lusso che ha colpito diversi gruppi e brand, traducendosi in un calo delle vendite. A resistere – e sorprendentemente, a crescere – è il settore della gioielleria. Per le nuove generazioni, i gioielli sono diventati il primo vero sfizio di lusso. Le borse? Sempre desiderate, ma spesso acquistate second-hand, un mercato in cui la Gen Z non esita a investire.

La gioielleria si sta dimostrando la categoria del lusso più resiliente in un contesto di contrazione più ampio. Lo scorso anno, come riporta Business of Fashion, mentre il mercato globale del lusso ha subito un calo dell’1%, la gioielleria ha segnato una crescita modesta ma significativa, pari al 2%, raggiungendo i 31 miliardi di euro. Al contrario, il settore della pelletteria, pur restando molto più ampio, si è ridotto del 3%, attestandosi a 78 miliardi di euro.

Mentre i consumatori cercano opzioni più prudenti in termini di abbigliamento e accessori, i gioielli sembrano incarnare meglio di molti marchi di moda i valori autentici del lusso: qualità, artigianalità e servizio clienti. La tenuta del settore è evidente nei risultati di colossi come il Gruppo Richemont, che include tra i suoi marchi Cartier e Van Cleef & Arpels e le cui vendite di gioielli sono cresciute dell’11% nell’ultimo trimestre.

Secondo BoF, uno dei motivi principali per cui i gioielli stanno guadagnando terreno risiede nel valore percepito. Mentre molti brand di moda hanno aumentato i prezzi in modo significativo dopo il 2020, in alcuni casi fino al 10% o più, marchi come Cartier sono rimasti più cauti, con rincari medi attorno al 3%. Risultato? Oggi un bracciale Love di Cartier può sembrare un acquisto meno impegnativo rispetto a una borsa Classic Flap di Chanel. Nella mente dei consumatori, il compromesso tra prezzo e valore appare più equilibrato.

[📸 IPA]

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